GLI ANNI SETTANTA IN ITALIA
dal movimento giovanile del '68 alle conquiste civili
degli anni '70 fino agli anni di piombo

Il movimento giovanile, esploso nel 1968 in tutto il mondo, nacque in Italia nelle Università. Queste si erano trasformate negli ultimi anni da ambienti di formazione delle élite in scuole di massa, alle quali ogni anno accedevano mediamente 80 mila nuove matricole.
Le strutture erano inadeguate a questo afflusso e ciò scatenò la protesta degli studenti. Maturarono in quegli anni anche le nuove ideologie protestatarie, che da una parte attaccavano le tradizionali istituzioni patriarcali (stato, Chiesa, famiglia) e dall’altra auspicavano un mondo utopistico alternativo dove regnassero le libertà tanto care alle giovani generazioni (dalla costrizione del lavoro, dalla guerra, dalla miseria, libertà sessuale, vita in comune etc. ) Questi giovani caratterizzavano prevalentemente la loro azione con la creatività, spesso riassunta nei tanti slogan del ’68, quali L’immaginazione al potere, Vietato vietare, voglio essere orfano etc., ma talvolta con la violenza, soprattutto quando e dove cominciò a farsi sentire la repressione delle istituzioni.
Si diffuse la pratica delle occupazioni e autogestioni dell’università e, purtroppo, si arrivò ben presto allo scontro fisico tra diverse fazioni politiche (destra e sinistra).
L’anno successivo, mentre i movimenti negli altri paesi (Francia, Germania, Stati Uniti, ma anche Brasile, Giappone, Messico) si spegnevano, in Italia la protesta studentesca si saldò con quella operaia dando vita a una stagione di proteste e scioperi che arrivò a paralizzare l’attività delle fabbriche (l’autunno caldo del 1969).



Le rivendicazioni operaie portarono a grandi conquiste sindacali
, tra cui ricordiamo lo Statuto dei lavoratori (Legge n.300 del 1970), mentre quelle studentesche porteranno all’approvazione, tra le altre cose, della Legge Fortuna sul divorzio sempre nel 1970. In quest’anno vennero realizzate altre importanti leggi in attuazione del dettato costituzionale, e cioè la Legge istitutiva delle Regioni e la Legge istitutiva del Referendum popolare.(L. n° 352 /1970)
Contro questa imponente spinta popolare alle riforme e al cambiamento, forze occulte attivarono una strategia stragista (la strategia della tensione), mirante ad accentuare le tensioni e le contrapposizioni sociali e a diffondere la paura tra la gente: il 12 dicembre del 1969 una bomba esplose nella filiale della Banca nazionale dell’Agricoltura in piazza Fontana a Milano, provocando 17 morti e decine di feriti.
La reazione studentesca a questi fatti fu contraddittoria. Svanito il primitivo impulso creativo, si diffuse tra i diversi gruppi il settarismo e il particolarismo. Sorsero organizzazioni di differenti orientamenti politici (i movimenti), mentre le forze di sinistra e i sindacati si dimostrarono incapaci di raccogliere e canalizzare queste proteste verso forme democratiche. Numerose organizzazioni negli anni seguenti estremizzeranno le loro posizioni con il passaggio alla lotta armata, mentre le stragi fasciste si ripeteranno in un crescendo che porterà il paese sull’orlo della guerra civile (gli anni di piombo). Inutile sottolineare che tutto ciò frenerà la spinta riformatrice, accentuando le contrapposizioni politiche e sociali. Ricordiamo tuttavia in questo decennio le indiscutibili vittorie del movimento riformatore, con la vittoria del NO al referendum del 1974, che impedì il tentativo di abrogazione della legge sul divorzio, e le successive leggi, varate nel 1978, sull’aborto (Legge 194, che consentiva l’interruzione di gravidanza, vittoria del movimento femminista) e sulla chiusura dei manicomi (Legge 180 o legge Basaglia) che riformava e umanizzava il trattamento psichiatrico dei malati mentali.