LA BELLE EPOQUE 1900-1914

Il nuovo secolo si apre all'insegna dell'ottimismo e della ritrovata fiducia, dopo un lungo ventennio caratterizzato dalla Grande Depressione.
L'Europa aveva alle spalle un lungo periodo di pace e le controversie legate alla spartizione coloniale del mondo avevano confinato i conflitti nelle periferie del mondo (guerra anglo-boera in Sudafrica e guerra russo-giapponese in Asia orientale).
Vi era stata poi una ripresa della produzione industriale, che per l'Italia fu il vero primo decollo, con la diffusione di quei tipici beni duraturi di consumo come l'automobile, e varie applicazioni tecnologiche (elettricità domestica, acqua corrente nelle abitazioni, l'invenzione della radio e della pubblicità) che consentirono alle grandi masse di affacciarsi sul palcoscenico della storia.


Ma la belle èpoque fu anche un periodo denso di contraddizioni e squilibri, soprattutto di tipo sociale ed economico, che spinsero masse di contadini e diseredati a cercare fortuna oltreoceano. Essa è infatti anche l'età della grande migrazione, che raggiunse le sue punte massime nei primi anni '10.
La belle èpoque fu infine un periodo di grande rinnovamento culturale, dovuto oltre alle importanti scoperte e invenzioni tecnologiche, all'opera di pensatori come Henri Bergson e Siegmund Freud, ai quali si devono la diffusione di una rinnovata idea della temporalità (il tempo interiore e la durata) e la scoperta della dimensione inconscia della psiche.
Queste scoperte avranno un' importante ricaduta sulle avanguardie artistiche e letterarie del tempo e su artisti e letterati come Schonberg, Picasso e Proust.
Quest'età ebbe bruscamente termine nel 1914, quando le tensioni lungamente represse tra le diverse nazioni esplosero nel conflitto mondiale, la Grande Guerra.
Anticipazione simbolica della tragedia imminente fu l'episodio dell'affondamento del Titanic la notte del 14 aprile 1912.

 

SITUAZIONE POLITICA IN GRAN BRETAGNA, FRANCIA, AUSTRIA E RUSSIA AD INIZIO SECOLO

All’inizio del Novecento, con la morte della regina Vittoria e la guerra anglo-boera combattuta in sud Africa, inizia il declino dell’impero britannico. Molti dei suoi territori ottengono lo status di dominion, che comportava una relativa indipendenza (Canada, Australia, Nuova Zelanda, Sud Africa), mentre cresce l’aggressività produttiva di nuove potenze industriali, prima fra tutte la Germania. Inoltre il rinfiammarsi della questione irlandese portò all’indebolimento delle politiche di liberali (wigh) e conservatori (tory), che si erano a lungo alternati al governo. Nacque nel 1906 il partito laburista, d’ispirazione socialista, che ottenne fin da subito un largo consenso tra le masse popolari (37% dei voti).
In Francia si mantenne al potere la destra revanchista e nazionalista dell’Action Francaise, le cui posizioni entrarono in conflitto con le forze democratiche in occasione dell’affaire Dreyfus, che vide in campo lo scrittore Emile Zola con il suo celebre J’accuse.
Il ritorno al potere, nel 1899, dei socialisti, accentuò lo scontro con la Chiesa aprendo un periodo d’incertezza e instabilità politica che durerà fino allo scoppio del conflitto mondiale.
In Germania i governi d’indirizzo conservatore rilanciarono una politica coloniale espansiva e il rafforzamento militare del paese.
L’Austria viveva invece una fase critica per l’accentuarsi dei conflitti nazionalisti e indipendentisti all’interno del suo variegato e multietnico impero.
In Russia infine la situazione era quanto mai tesa soprattutto dal punto di vista sociale e politico. E’ di quegli anni la nascita di due grandi partiti di massa: il partito socialdemocratico russo, presto diviso nelle due fazioni dei bolscevichi (massimalisti e rivoluzionari) e dei menscevichi (minoritari e tendenzialmente filo borghesi);- e il partito socialista rivoluzionario erede dei movimenti populistici di fine ottocento e molto forte e radicato nelle campagne. Dopo l’inaspettata e pesante sconfitta russa ad opera del Giappone (1905) vi fu una massiccia insurrezione popolare a Pietroburgo culminata nel massacro della domenica di sangue, a seguito della quale lo zar concesse una costituzione e l’elezione di un parlamento, la DUMA (rivoluzione del 1905). Le riforme promesse non ebbero però concreta attuazione e la situazione d’instabilità si trascinò fino al successivo decisivo evento rivoluzionario del 1917.

SOCIETA' E POLITICA NELL'ETA' DELLA BELLE EPOQUE

Gli inizi del secolo, con il progresso della società industriale, è anche un periodo di grandi trasformazioni sociali e politiche. Dal punto di vista demografico abbiamo una tendenza particolare di bassa natalità e allungamento della vita media della popolazione. In campo sociale invece vi è l' espansione della piccola borghesia impiegatizia e soprattutto del nuovo ceto del proletariato industriale, concentrato nei centri urbani, verso i quali, in particolare nel nord e sud America, il flusso migratorio, composto in prevalenza da irlandesi e italiani, andò intensificandosi notevolmente nei primi anni del secolo.
Questo anche perchè in paesi come l'Italia i contadini rappresentavano ancora la maggior parte della popolazione. In buona parte dell'Europa orientale e meridionale il latifondo era ancora molto diffuso, e con esso forti vincoli semi-servili alla terra per i contadini più poveri.
In questo periodo si riaccese la battaglia per l'estensione del suffragio universale e per la concessione del diritto di voto alle donne.

In molti paesi vi furono consistenti conquiste democratiche, e tra questi in Italia, dove s'introdusse il suffragio universale maschile nel 1912. Le lotte per i diritti delle donne, sostenute dal movimento delle suffragette, non coinvolsero in questa fase che gli strati e i paesi più avanzati dell'Europa.
Più consistenti furono i progressi delle lotte sociali in cui furono coinvolti i movimenti e i partiti operai. E' in questo periodo che nascono le principali associazioni sindacali e che si definiscono le due linee di condotta del socialismo europeo: da una parte la corrente socialista riformista ispirata dal revisionismo di Bernstein che si allontana dal marxismo per adottare una linea politica di progressive rivendicazioni sociali, politiche ed economiche all'interno di una prospettiva socialdemocratica. Dall'altra si afferma il sindacalismo rivoluzionario o anarcosindacalismo ispirato dagli scritti di George Sorel che concepisce lo strumento dello sciopero generale e della lotta violenta come mezzo indispensabile per l'abbattimento del sistema capitalistico.
In questi anni, infine, assistiamo alla nascita delle associazioni cattoliche e dei movimenti nazionalisti. Le prime come conseguenza dell'allentamento del non expedit connesso alla dottrina sociale della Chiesa. In Italia nasce l'Opera dei Congressi (sciolta con l'accusa di modernismo da Pio X nel 1904) e successsivamente il movimento della Democrazia Cristiana (da non confondersi con l'omonimo partito politico protagoniusta della vita politica del secondo dopoguerra), associazione di orientamento cattolico socialista guidata da Romolo Murri. Nascono anche i primi movimenti nazionalisti ad opera di Enrico Corradini, Luigi Federzoni e Giovanni Papini. In particolare l'ideologia nazionalista diverrà presto dominante e spingerà l'Italia verso avventure militari come la guerra di Libia e la partecipazione al primo conflitto mondiale.