LA
QUESTIONE SOCIALE
Nell'ultima
parte del secolo la centralità assunta dalla questione
sociale portò alla nascita di numerosi partiti
socialisti e organizzazioni sindacali con
l'obiettivo della difesa politica degli interessi operai.
Il primo e più grande di questi partiti fu lo SPD (Partito
socialdemocratico) tedesco, fondato a Gotha nel 1875
con la fusione di due organizzazioni: l'Associazione
generale degli operai tedeschi e il Partito socialista democratico dei
lavoratori.
Nel suo programma politico proponeva un
piano di riforme graduali, basato sul suffragio universale, l'estensione
delle libertà politiche e l'organizzazione di cooperative operaie
coordinate dallo Stato.
Nel frattempo i partiti socialisti nacquero un po' ovunque, (società
fabiana e Labour Party-1906- in Inghilterra,
partito socialdemocratico in Russia-1898,
PARTITO SOCIALISTA IN ITALIA -1892), ma il programma
politico non fu mai unitario, poichè a livello internazionale
si erano radicate due visioni e progetti chiaramente distinti e contrapposti:
quello dei rivoluzionari
anche detti massimalisti,
minoritario in questa fase, e quello dei riformisti
o socialdemocratici che
cercherà di rappresentare le nuove esigenze della società
di massa.
LA
DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA: LA RERUM NOVARUM
L'irrompere della questione sociale non poteva lasciare indifferente
la Chiesa, che era
rimasta per lunghi anni fissa su posizioni intransigenti illiberali
(Syllabus 1864 1-vedi
nota) e antidemocratiche (Non
expedit 1874 2 vedi
nota).
La svolta si ebbe sul finire del secolo, sotto il pontificato
di Leone XIII. Questi pubblicò nel 1891
l'enciclica Rerum Novarum
in cui, pur condannando le dottrine socialiste per il
loro orientamento ateo e materialista e per l'avversione alla proprietà
privata, considerata un diritto naturale,-d'altra parte attaccava
il liberismo sfrenato e la riduzione del lavoro umano a merce, sottoposta
alle leggi del mercato. Sosteneva inoltre le rivendicazioni operaie
a una giusta mercede e invitava lo stato a intervenire in favore dei
ceti meno abbienti.
L'importanza storica della Rerum Novarum è grande, poichè
segna un passo decisivo verso il superamento del non expedit
e verso l'ingresso dei cattolici nella vita politica.
1. Elenco contenente i
principali errori del nostro tempo, chiamato per antonomasia
Sillabo: è un elenco di ottanta proposizioni che papa Pio IX
pubblicò insieme all'enciclica Quanta cura nella ricorrenza della
solennità dell'Immacolata Concezione, l'8 dicembre 1864. Nel
Sillabo sono condannati il liberalismo, le vecchie eresie riproposte
nelle idee del tempo, l'ateismo, il comunismo, il socialismo, l'indifferentismo
ed altre proposizioni relative alla Chiesa ed alla società civile
(tra cui il matrimonio civile).
2.è una disposizione della Santa Sede con
la quale il pontefice, per la prima volta Pio IX nel 1868, dichiarò
inaccettabile per i cattolici italiani partecipare alle elezioni politiche
dello Stato italiano e, per estensione, all'intera vita politica
italiana. Fu abrogata ufficialmente da Papa Benedetto XV nel 1919.
LA
CRISI DI FINE SECOLO
Dopo la sconfitta
di Adua il governo del paese fu affidato dal re al
marchese Rudinì, che governò con moderazione
ma senza riuscire ad allentare le forti tensioni sociali. Lo schieramento
conservatore, capeggiato da Sidney Sonnino premeva
per un ritorno allo Statuto, cioè per un governo
autoritario che fosse in grado di ristabilire l'ordine turbato dalle
proteste sociali.
Si arrivò così al maggio del 1898, quando
l'esercito, guidato dal generale Bava Beccaris aprì
il fuoco a Milano contro i manifestanti che protestavano per il rincaro
del pane, provocando una strage con oltre 80 morti.
Questo episodio segnò la fine del governo Rudinì e la
nascita di un governo guidato dal generale Pelloux, che governò
con intenti puramente repressivi, suscitando una forte opposizione sia
nel Parlamento che nel paese.
Dopo il suo governo fu la volta del moderato Giuseppe Saracco, durante
il cui dicastero la crisi politica toccò il culmine con l'assassinio
del re Umberto I, avvenuto il 29 luglio 1900 a Monza, ad opera
dell'anarchico Gaetano Bresci.
Con l'ascesa al trono di Vittorio Emanuele III si ebbe la svolta: al
governo tornarono Giuseppe Zanardelli e soprattutto
Giovanni Giolitti, l'uomo destinato a segnare la storia
d'Italia nel successivo quindicennio.