Alla base
dell’estetismo, che secondo Bachtin è quell’atteggiamento
culturale che si caratterizza per un indebito trasferimento di forme
estetiche nella sfera dell’atto etico e nella sfera della conoscenza,-
vi è la concezione dell’arte come creazione e della
vita come elevazione aristocratica.
L’opera d’arte acquisisce quindi un valore assoluto
(Il verso è tutto dice D'Annunzio ne Il
Piacere); la vita dell’esteta deve essere inimitabile e connotata
da una ricerca continua delle massime raffinatezze.
Pertanto D’Annunzio/Sperelli concepisce la vita come ricerca continua
di nuove emozioni ed esperienze, al fine di amplificare la propria sensibilità
e capacità sensoriale, con la conseguenza che aumenta il godimento,
ma anche la delusione.
Ne Il Piacere Andrea Sperelli è l’esteta ormai in crisi,
poiché la sua aspirazione al massimo godimento è frustrata
dalla delusione cui va incontro a conclusione del romanzo, abbandonato
dalle due donne amate.
Sull’estetismo
sono celebri inoltre i fulminanti aforismi di Oscar Wilde inclusi nella
Prefazione a Il ritratto di Dorian Gray.
1) solo pochi
eletti sanno seguire la bellezza;
2) l’arte
è assolutamente autonoma e non si prefigge scopi morali, anzi,
tendendo solo alla bellezza, è assolutamente inutile sul piano
sociale;
3) il modello
di arte superiore è rappresentato dalla musica;
4) per quanto
concerne il sentimento, il vero artista è come un attore: non
sente veramente quello che mostra,ma lo esibisce (l’arte, cioè,
non è manifestazione naturale della passione, come pensavano
i romantici, ma artificio);
5) l’arte
è superficie di parole, di suoni, di colori, sotto cui si nasconde
la profondità dei simboli.