PREMESSA
Il periodo storico che va dalla Grande Depressione allo scoppio della
prima guerra mondiale è detto Età dell'Imperialismo. In
questa fase assistiamo alla spartizione e al dominio economico e politico,
da parte delle potenze coloniali occidentali, di vasti territori dell'Asia
e dell'Africa. Il modello di dominio imperiale è incarnato soprattutto
dall'Impero Britannico, ma anche altre potenze europee parteciperanno
alla spartizione.
Un caso a parte rappresentano le vicende di due grandi paesi, destinati
a divenire nel XX° secolo le più grandi potenze industriali
del pianeta: Stati Uniti e Giappone.
STATI UNITI E GIAPPONE
Verso la metà dell'Ottocento negli Stati Uniti
si andarono accentuando le tensioni tra gli stati del nord e quelli
del sud, dovute principalmente a diversi sistemi economici e politici;
il nord industriale e protezionista si contrapponeva al sud agricolo
e libero-scambista. C'era poi la questione della schiavitù,
che pur essendo una pratica ormai intollerabile, costituiva però
la base della produzione agricola del Sud. Il Nord inoltre era per
l'abolizione della schiavitù per motivi economici: la conseguenza
sarebbe stata infatti l'aumento della manodopera a buon mercato disponibile
per il lavoro nelle industrie.
LA GUERRA CIVILE - I rapporti tra stati del Nord e stati del sud precipitarono
allorquando fu eletto presidente il repubblicano Abraham Lincoln nel
1860. Gli stati del Sud proclamarono la secessione
eleggendo un loro presidente, Jefferson Davis e fissando
la propria capitale a Richmond in Virginia.
Il conflitto che seguì fu molto sanguinoso e volse ben presto
a favore degli stati del nord, che nel 1865 ottennero la resa della
confederazione del Sud.
Dopo l'assassinio del presidente Lincoln si alternarono
alla guida degli Stati Uniti una lunga serie di governi repubblicani
che guidarono il paese in una fase di rapida espansione economica
e demografica. Non mancarono tuttavia aspri conflitti sociali, che
portarono all'ascesa dei primi movimenti sindacali, e grosse concentrazioni
capitalistiche che richiesero l'emanazione da parte del governo di
leggi antitrust. Rimaneva altresì aperto il problema del rapporto
con le minoranze razziali,di colore e pellerossa, segregate in riserve
e private dei diritti e delle opportunità concessi a tutti
i cittadini americani
In Giappone fino alla seconda metà dell'Ottocento
la società era regolata da rapporti di tipo feudale. In particolare
il potere imperiale era stato svuotato dal governatorato militare
(shogun) monopolizzato dalla dinastia dei Tokugawa. Lo shogun basava
il suo potere sull'alleanza con la casta guerriera dei samurai e teneva
il paese in una condizione di arretratezza economica e sociale.
Con la concessione di privilegi commerciali agli Stati Uniti (1858)
si ruppe l'isolamento e ben presto i modelli di vita occidentale cominciarono
a penetrare in Giappone. Conseguenza fu la riassunzione del potere
da parte dell'imperatore con la Rivoluzione Meiji
e la modernizzazione del paese, che in pochi decenni cambiò
completamente aspetto. Abolito il feudalesimo fu introdotta l'istruzione
elementare obbligatoria e l'industrializzazione forzata. Anche a livello
politico furono introdotte profonde riforme costituzionali che trasformarono
lo stato giapponese secondo il modello della Germania di Bismarck:
il Parlamento aveva solo funzione consultiva e le due Camere erano
composte da nobili nominati dall'imperatore e da notabili eletti a
suffragio molto ristretto.
COLONIZZAZIONE E IMPERIALISMO
L'imperialismo rappresenta per molti storici il momento culminante
di un lungo processo storico, quello della colonizzazione cominciato
con la scoperta dell'America. Fu però sulla spinta della Grande
Depressione che, oltre l'Inghilterra, anche gli altri paesi industrializzati
della vecchia Europa si lanciarono alla conquista di nuovi mercati,
di terre ricche di materie prime, di sbocchi per la popolazione affamata
di terra e di lavoro.
Nella Conferenza di Berlino del 1884 furono fissati i termini della
spartizione mondiale, ai fini di garantire il mantenimento dell'equilibrio
e della pace europee.
Le politiche imperialiste, basate sul rifiorire del sentimento nazionalistico
già affermatosi in età romantica, trovarono giustificazione
nella retorica della missione civilizzatrice e nell'ideologia del
darwinismo sociale, che legittimava i popoli più forti e il
loro diritto di accaparrarsi le risorse del pianeta.
Si ebbe così la completa sottomissione dell'India all'Inghilterra,
con la proclamazione dell'impero nel 1876; la Cina
fu sottomessa agli interessi economici europei, l'Indocina finì
sotto il dominio francese.
Nacquero però allo stesso tempo i primi movimenti nazionalisti
indiani e cinesi che avrebbero raggiunto l'obiettivo dell'indipendenza
solo dopo la fine del secondo conflitto mondiale.
Analoga e forse peggior sorte patì l'Africa, dove la spartizione
fu ancora più capillare. Non mancarono episodi controversi
e scontri con le popolazioni locali, in particolare per il controllo
del neonato Canale di Suez e per
quello delle ricchissime miniere aurifere e diamantifere del Sudafrica,
contese da inglesi e boeri.