LE
AVANGUARDIE LETTERARIE IN ITALIA: CREPUSCOLARISMO, FUTURISMO, VOCIANESIMO
Mentre il
futurismo si configura come movimento organizzato,
la tendenza all’avanguardia, in Italia, si esprime anche nelle
correnti dei crepuscolari e dei vociani.
In particolare la poetica dei crepuscolari afferma
una serie di rifiuti, come quello della concezione sublime ed estetizzante
dell’arte, tipica dei decadenti, la critica e il ripudio della
figura del poeta quale vate e genio (Carducci, D’Annunzio, Pascoli),
il rifiuto del pathos lirico nella poesia, a cui contrappongono un inedito
uso dell’ironia (Gozzano).
Essi introducono nella poesia nuove forme e nuovi registri espressivi,
caratterizzati da forte prosasticità, verso libero, lessico basso
e colloquiale, sintassi parlata, e nuovi temi, paesaggi, personaggi
e oggetti, in questo vicini alla poetica dal basso e delle piccole cose
di Pascoli.
I vociani,
dal nome della rivista La Voce su cui pubblicarono
le loro opere, criticano anch’essi l’estetismo dei decadenti,
da una posizione però più impegnata eticamente e per questo
sono considerati dei moralisti: l’esigenza di espressione della
soggettività per loro ha radici morali e politiche; essi rifiutano
l’intero sistema dei generi letterari, a cui contrappongono la
poetica del frammento in cui poesia e prosa si fondono nel
nuovo genere del poeme in prose (poesia in
prosa).
Più importante e organizzato fu il movimento del Futurismo,
fondato da Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944), che
nel primo Manifesto del Futurismo(1909) afferma la
necessità di abolire i musei, le accademie e le biblioteche,
in quanto istituzioni che intendono salvaguardare i valori della tradizione
e del passato.
La nuova arte deve esaltare il presente, la realtà industriale,
la bellezza della velocità della macchina, celebrare il movimento,
l’azione e il gesto violento (lo schiaffo e il pugno) fino alla
glorificazione del militarismo, della guerra e della virilità,
con conseguente disprezzo della donna e del femminismo. Nella prima
fase del movimento, tra il 1909 e il 1912, la parola d’ordine
è quella del verso libero, anche se si mantiene
forte l’influenza del Simbolismo.
La svolta avviene nel 1912 con il Manifesto tecnico del Futurismo
in cui il rivoluzionamento delle forme espressive è radicale
(distruzione della sintassi, abolizione della punteggiatura, parole
in libertà). Con l’avvicinarsi della guerra il
movimento da artistico si trasforma in politico, con l’adesione
all’interventismo e la successiva ulteriore trasformazione,
nell’immediato dopoguerra, in partito politico dalle posizioni
oscillanti tra anarchismo e sovversivismo, fino a confluire nella grande
fiumana del fascismo.
A livello artistico resta interessante la loro polemica contro la sacralità
dell’arte e la sua separatezza, viste come residui del passato
da superare in una nuova dimensione in cui il valore commerciale, di
merce della stessa arte, a differenza dei decadenti alla Baudelaire,
diventa la cifra distintiva di ogni opera (esaltazione del valore commerciale
dell’arte).