L’età del benessere (1944-1975)

Con questa espressione (e anche con quella dei 30 gloriosi) s’intende il periodo storico che va dagli accordi di Bretton Woods del 1944, al 1973, anno in cui a seguito dello shock petrolifero inizia un ciclo economico nuovo, con un generalizzato rallentamento della crescita. Seguirà nel 1975, al vertice dei paesi industrializzati di Rambouillet, la definizione di nuove regole destinate ad influenzare l’economia degli anni successivi. Il periodo in questione è caratterizzato da un’impetuosa crescita dei paesi industrializzati e da profonde trasformazioni sociali, politiche ed economiche. Il mondo occidentale è libero dall’incubo del totalitarismo, che invece resta vivo ad est. Si hanno pertanto due diversi ritmi di sviluppo.
L’età del benessere descrive in particolare lo sviluppo delle società democratiche. In questa sede ci occuperemo prevalentemente delle vicende italiane.

L’ITALIA DEL MIRACOLO (1954-1968) Durante gli anni ’50 il paese completò la ricostruzione e si avviò verso una nuova fase di progresso e di benessere economico.
La stabilità politica garantita dai governi di centro favorì senza dubbio la rapida ricostruzione, insieme alle politiche deflazionistiche introdotte a suo tempo da Einaudi, che garantirono un contenimento dei salari e del costo della manodopera.
Gli aiuti americani fecero il resto.
Uno dei fattori globali che favorirono lo sviluppo fu però senz’altro il basso prezzo del petrolio, la cui domanda aumentò rapidamente in questa fase, determinando le strategie politiche ed economiche europee, con la costituzione dei primi accordi che portarono al Trattato di Roma del 1957.
L’Italia era notoriamente un paese povero di materie prime e pertanto dovette attivarsi maggiormente per stare al passo.
In relazione alla centralità delle politiche energetiche ricordiamo due episodi indicativi: da una parte la tragedia di Marcinelle, dove nel 1956 perirono in una miniera di carbone 136 minatori italiani, costretti a lavorarvi in condizione di semischiavitù in virtù di un accordo internazionale per la fornitura di carbone. Dall’altra l’ascesa della figura di Enrico Mattei, un partigiano democristiano che prese in mano l’industria energetica nazionale e avviò le prime trivellazioni in pianura padana, alla ricerca di nuove fonti (metano, petrolio). Di lì a poco fondò l’ENI (Ente nazionale Idrocarburi, 1953) e avviò una serie di accordi con paesi stranieri per garantire all’Italia il fabbisogno energetico in questa fase di vorticoso sviluppo. La sua disinvoltura e i suoi metodi fecero discutere e attirarono verso di lui molte inimicizie. Nel 1962 morì in un misterioso incidente aereo.

Negli anni ’50 ebbe inizio anche la lenta e controversa industrializzazione del Sud, che cominciò a trasformare la propria economia prevalentemente agricola. Dopo la riforma fondiaria, che assegnava una quota di latifondi ai contadini (1950), arrivò la legge che istituiva la Cassa del mezzogiorno, sempre nel 1950, con lo scopo di finanziare l’ infrastrutturazione del meridione, ancora scarsamente industrializzato. Il bilancio complessivo di questo ente statale, che fu soppresso in via definitiva nel 1992, è oggetto di discussione tra gli storici, ma non può dirsi positivo. I cospicui investimenti produssero infatti le cattedrali del deserto, rimaste tristemente famose, grandi infrastrutture industriali per lo più incompiute o scollegate dal tessuto produttivo dell’area d’insediamento, primo grande esempio di sperpero del denaro pubblico nel nostro paese.
Al nord invece ebbero grande sviluppo le industrie produttrici dei beni durevoli di consumo, veri simboli del miracolo economico, che iniziarono ad entrare in tutte le case rivoluzionando lo stile di vita di milioni di italiani: il televisore, il frigorifero, la lavatrice, e poi ancora la Lambretta, la Vespa e l’automobile.

Queste industrie si avvantaggiarono dalle condizioni strutturali già citate (basso costo di lavoro ed energia) e dalla crescente domanda di beni, attirando al contempo una manodopera proveniente soprattutto dal Sud, dove le prospettive di crescita non erano altrettanto brillanti. Si ebbe quindi in questo periodo (fine anni ’50 inizio anni ’60) un nuovo massiccio flusso migratorio dal sud verso le città industriali del nord. Tanta laboriosità faceva sembrare l’Italia finalmente un paese unito! Nel 1954 la Rai aveva iniziato le sue trasmissioni, portando in tutte le case le immagini di questa società in rapidissima evoluzione e proponendo nuovi modelli di vita ispirati al consumo: iniziava ad affermarsi allora quella che sarà chiamata la società dei consumi e dell’omologazione culturale. Il sogno del miracolo infatti fece degli italiani un popolo di consumatori. Ogni nuovo prodotto diventava uno status symbol e stimolava la corsa ad accaparrarselo. Il più ambito fu senz’altro l’automobile, che dagli anni ’60 divenne un bene di massa. La motorizzazione di massa diede impulso allo sviluppo industriale e infrastrutturale: sempre più grandi divennero le industrie meccaniche; lo stato investì allora nella costruzione delle prime autostrade (l’autostrada del Sole) e dei trafori autostradali (San Bernardo, Monte Bianco), mentre si diffondeva il costume delle grandi vacanze di massa, favorito anche dalle prime conquiste lavorative (le ferie pagate).

DAL CENTROSINISTRA ALLA CONTESTAZIONE GIOVANILE (dagli anni sessanta agli anni settanta)
Sul finire degli anni ’50, a fronte di questo dinamismo sociale ed economico, il sistema politico si mostrava sempre più inadeguato e incapace di reggere il ritmo del cambiamento. Da una parte le tendenze conservatrici acuivano questa sensazione, rischiando di riprecipitare il paese nella guerra ideologica del primo dopoguerra (ad esempio con il governo Tambroni nel 1960), - dall’altra si andava affermando un progetto politico che prevedeva il coinvolgimento delle forze politiche più democratiche e riformiste dello schieramento d’opposizione.
Questa seconda tendenza, caldeggiata da due giovani leader della democrazia cristiana, Amintore Fanfani e Aldo Moro, trovò terreno fertile nelle forze più riformiste presenti in società e fu avvantaggiata, sul terreno internazionale, anche da due importanti accadimenti a cavallo del 1960: l’elezione del presidente americano democratico John Fitzgerald Kennedy, che avvierà la distensione con l’URSS dopo oltre 10 anni di guerra fredda e soprattutto quella del pontefice Giovanni XXIII, il quale con la convocazione del Concilio Vaticano II avviò un processo di rinnovamento della Chiesa cattolica che favorì indirettamente l’avvento della svolta politica.
Con l’inizio, nel 1962, della stagione politica del centrosinistra, nel paese vennero attuate diverse importanti riforme: la nazionalizzazione dell’energia elettrica, l’istituzione della scuola media unica, l’avvio della regolamentazione edilizia dell’impetuosa crescita urbana, che stava stravolgendo il paesaggio favorendo abusi e speculazioni. Tuttavia i tentativi riformatori dei governi del centrosinistra, i cui protagonisti furono i due leader democristiani citati e il leader socialista Pietro Nenni, trovarono forti resistenze nella società e nelle alte sfere politiche, pertanto anche il bilancio politico del primo centro sinistra presenta luci e ombre.
Dopo una fase di rallentamento della crescita tra il 1964 e il 1966 (la congiuntura) nel 1968 le proteste giovanili scoppiarono in tutto il mondo. Anche l’Italia avrà il suo ’68