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ESEMPIO |
(Cap. II, 36-38)
- Oh siete ancora là, compare Alfio! rispose Mena, la quale era
rimasta sul ballatoio ad aspettare il nonno.
- Sì, sono qua, comare Mena; sto qua a mangiarmi la minestra;
perché quando vi vedo tutti a tavola, col lume, mi pare di non
esser tanto solo, che va via anche l'appetito.
- Non ce l'avete il cuore contento voi?
- Eh! ci vogliono tante cose per avere il cuore contento!
Mena non rispose nulla, e dopo un altro po' di silenzio compare Alfio
soggiunse:
- Domani vado alla città per un carico di sale.
- Che ci andate poi per i Morti? domandò Mena.
- Dio lo sa, quest'anno quelle quattro noci son tutte fradicie.
- Compare Alfio ci va per cercarsi la moglie alla città, rispose
la Nunziata dall'uscio dirimpetto.
- Che è vero? domandò Mena.
- Eh, comare Mena, se non dovessi far altro, al mio paese ce n'è
delle ragazze come dico io, senza andare a cercarle lontano.
- Guardate quante stelle che ammiccano lassù! rispose Mena dopo
un pezzetto. Ei dicono che sono le anime del Purgatorio che se ne vanno
in Paradiso.
- Sentite, le disse Alfio dopo che ebbe guardate le stelle anche lui;
voi che siete sant'Agata, se vi sognate un terno buono, ditelo a me,
che ci giuocherò la camicia, e allora potrò pensarci a
prender moglie…
- Buona sera! rispose Mena.
Le stelle ammiccavano più forte, quasi s'accendessero,
e i tre re scintillavano sui fariglioni colle braccia in croce, come
Sant'Andrea. Il mare russava in fondo alla stradicciuola, adagio adagio,
e a lunghi intervalli si udiva il rumore di qualche carro che passava
nel buio, sobbalzando sui sassi, e andava pel mondo il quale è
tanto grande che se uno potesse camminare e camminare sempre, giorno
e notte, non arriverebbe mai, e c'era pure della gente che andava pel
mondo a quell'ora, e non sapeva nulla di compar Alfio, né della
Provvidenza che era in mare, né della festa dei Morti; - così
pensava Mena sul ballatoio aspettando il nonno.
Il nonno s'affacciò ancora due o tre volte sul ballatoio, prima
di chiudere l'uscio, a guardare le stelle che luccicavano più
del dovere, e poi borbottò: - «Mare amaro!».
Rocco Spatu si sgolava sulla porta dell'osteria davanti al lumicino.
- «Chi ha il cuor contento sempre canta» conchiuse padron
'Ntoni.
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(Capitolo II, 1-7)
Per tutto il paese
non si parlava d'altro che del negozio dei lupini, e come la Longa se
ne tornava a casa colla Lia in collo, le comari si affacciavano sull'uscio
per vederla passare.
- Un affar d'oro! - vociava Piedipapera, arrancando colla gamba storta
dietro a padron 'Ntoni, il quale era andato a sedersi sugli scalini
della chiesa, accanto a padron Fortunato Cipolla, e al fratello di Menico
della Locca che stavano a prendere il fresco. - Lo zio Crocifisso strillava
come se gli strappassero le penne mastre, ma non bisogna badarci, perché
delle penne ne ha molte, il vecchio. - Eh! s'è lavorato! potete
dirlo anche voi, padron 'Ntoni! - ma per padron 'Ntoni ei si sarebbe
buttato dall'alto del fariglione, com'è vero Iddio! e a lui lo
zio Crocifisso gli dava retta, perché egli era il mestolo della
pentola, una pentola grossa, in cui bollivano più di duecento
onze all'anno! Campana di legno non sapeva soffiarsi il naso senza di
lui.
Il figlio della Locca udendo parlare delle ricchezze dello zio Crocifisso,
il quale a lui gli era zio davvero, perché era fratello della
Locca, si sentiva gonfiare in petto una gran tenerezza pel parentado.
- Noi siamo parenti, ripeteva. Quando vado a giornata da lui mi dà
mezza paga, e senza vino, perché siamo parenti.
Piedipapera sghignazzava.
- Lo fa per tuo bene, per non farti ubbriacare, e per lasciarti più
ricco quando creperà.
Compare Piedipapera si divertiva a sparlare di questo e di quello, come
capitava; ma così di cuore, e senza malizia, che non c'era verso
di pigliarsela in criminale. - Massaro Filippo è passato due
volte dinanzi all'osteria, diceva pure, e aspetta che la Santuzza gli
faccia segno di andarla a raggiungere nella stalla, per dirsi insieme
il santo rosario.
Oppure al figlio della Locca: - Tuo zio Crocifisso cerca di rubarle
la chiusa, a tua cugina la Vespa; vuol pagargliela la metà di
quel che vale, col darle ad intendere che la sposerà. Ma se la
Vespa riesce a farsi rubare qualche cos'altra, potrai pulirti la bocca
della speranza dell'eredità, e ci perdi i soldi e il vino che
non ti ha dato.
Allora si misero a quistionare, perché padron 'Ntoni sosteneva
che lo zio Crocifisso alla fin fine era cristiano, e non aveva dato
ai cani il suo giudizio, per andare a sposare la figliuola di suo fratello.
- Come c'entra il cristiano e il turco? ribatteva Piedipapera. È
un pazzo, volete dire. Lui è ricco come un maiale, mentre la
Vespa non possiede altro che quella chiusa grande quanto un fazzoletto
da naso.
- Lo dite a me che ci ho a limite la vigna, disse allora padron Cipolla
gonfiandosi come un tacchino.
- Li chiamate vigna quei quattro fichidindia? rispose Piedipapera.
- In mezzo ai fichidindia ci sono le viti, e se San Francesco ci manderà
una buona pioggia, lo vedrete poi che mosto darà. Il sole oggi
si coricò insaccato - acqua o vento.
- «Quando il sole si corica insaccato si aspetta il vento di ponente»,
aggiunse padron 'Ntoni.
Piedipapera non poteva soffrire quello sputasentenze di padron Cipolla,
il quale perché era ricco si credeva di saper tutto lui, e di
dar a bere le corbellerie a chi non aveva denari.
- Chi la vuol cotta e chi la vuol cruda, conchiuse. Padron Cipolla aspetta
l'acqua per la sua vigna, e voi il ponente in poppa alla Provvidenza.
Lo sapete il proverbio «Mare crespo, vento fresco». Stasera
le stelle sono lucenti, e a mezzanotte cambierà il vento; sentite
la buffata?
Sulla strada si udivano passare lentamente dei carri.
- Notte e giorno c'è sempre gente che va attorno per il mondo,
osservò poi compare Cipolla.
E adesso che non si vedeva più né mare né campagna,
sembrava che non ci fosse al mondo altro che Trezza, e ognuno pensava
dove potevano andare quei carri a quell'ora.
- Prima di mezzanotte la Provvidenza avrà girato il Capo dei
Mulini, disse padron 'Ntoni, e il vento fresco non le darà più
noia.
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COMMENTO |
Alfio e soprattutto Mena
sono fedeli alla religione familiare e pertanto Verga,
nelle parti del romanzo che li riguardano, fa un uso prevalente del
registro lirico-simbolico.
Da notare anche, nella prima parte dialogata del testo, la tendenziale
reticenza dei due amanti, (lunghe pause
e silenzi), che non trovano il linguaggio adeguato ad esprimere i
propri sentimenti, perché non lo possiedono, o meglio, è
l’autore, Verga, che non vuole qui far ricorso
al linguaggio dei sentimenti della narrativa romantica: se lo facesse,
infatti, verrebbe meno al precetto verista della forma inerente al
soggetto. La parte descrittiva e lirica, marcata in grassetto,
riporta i pensieri di Mena durante l’idillio a distanza con Alfio:
ciò che non può essere espresso (i
sentimenti amorosi nei confronti di Alfio) diventa pensiero
e sogno del personaggio.
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Protagonista
di questa prima grande scena corale (di cui abbiamo riportato
la prima parte) è la popolazione del piccolo borgo di Trezza, che
rappresenta i valori dell'utile immediato e dell'egoismo cinico nella
lotta per la vita: il registro comico-caricaturale fa
frequente uso di espressioni popolari, del discorso
indiretto libero, marcato dalla presenza di ricorrenti
espressioni esclamative; caratteristico è il riferimento
malevolo a situazioni private e personali, le maldicenze tipiche della
chiacchiera di paese.
Al centro la figura di Agatino Piedipapera, “…sensale,
intrigante, arruffapopolo, maldicente, con aria da burlone, sciancato,
fannullone, testa di legno di zio Crocifisso” (dall’Appendice IV al romanzo
: I Malavoglia, personaggi, caratteri, fisico e principali azioni) |