LA SECONDA GUERRA MONDIALE

VERSO LA GUERRA – Alla vigilia della seconda guerra mondiale il mondo era attraversato da tensioni di ordine politico ed economico. Negli stati dove si erano affermati regimi totalitari o autoritari di tipo fascista le politiche espansioniste e aggressive erano considerate uno strumento utile per reagire ai rigori della crisi economica che dagli Stati Uniti si era diffusa in tutto il mondo. Numerosi erano quindi i focolai di tensione, in particolare nello scacchiere orientale, dove il Giappone nel 1937 aveva attaccato la Cina e in Spagna, dove nel 1936 era scoppiata una guerra civile tra le forze repubblicane e comuniste al governo e le forze nazionaliste militari e cattoliche guidate dal generale Francisco Franco.
La guerra civile spagnola, che venne considerata la vera e propria prova generale del conflitto mondiale a causa del coinvolgimento di forze militari straniere italiane, tedesche e sovietiche in appoggio ai due contendenti, fu vinta nel 1939 dai falangisti del generale Franco, che instaurò in Spagna una dittatura militare durata fino alla sua morte, avvenuta nel 1975.

Germania e Italia nel frattempo avevano stipulato un’alleanza militare (Asse Roma-Berlino- 1936), allargata successivamente al Giappone in funzione anti-Comintern (antisovietica).
Quest’ultimo aspetto, cioè l’alleanza anticomunista, spinse le potenze occidentali ad adottare nei confronti di Hitler un atteggiamento remissivo e attendista, nonostante questi non nascondesse le mire espansioniste che lo portarono ad annettersi l’Austria nel 1938 (Anschluss).
Nella successiva conferenza di Monaco (1938), Inghilterra e Francia concessero alla Germania anche la regione dei Sudeti, appartenente alla Cecoslovacchia, ma a maggioranza tedesca.
Mussolini per compensare l’espansione ad oriente dell’alleato tedesco, occupò nell’aprile del 1939 l’Albania.
Intanto Hitler sollevava la questione del corridoio polacco di Danzica, che collegava la Prussia orientale al resto del Reich, e che veniva rivendicato dalla Germania.
La minaccia verso la Polonia provocò la reazione inglese, che strinse un patto militare con quest’ultima.
Ma l’accordo di non aggressione tra Russia e Germania (patto Molotov- Ribbentrop, 23 agosto 1939), con il protocollo segreto di spartizione della Polonia, precipitò l’Europa nel secondo conflitto mondiale, scoppiato l' 1 settembre 1939 con l’invasione tedesca della Polonia.


LO SCOPPIO DEL CONFLITTO E LA PRIMA FASE: LA GUERRA LAMPO – due giorni dopo l’attacco, Francia e Inghilterra dichiararono guerra alla Germania, mentre Mussolini mantenne la neutralità.
In questi primi mesi la Germania occupò la Polonia occidentale, l’Urss quella orientale, le tre repubbliche baltiche (Lituania, Lettonia, Estonia) e la Finlandia. Hitler occupò poi, nella primavera del 1940, la Danimarca e la Norvegia e successivamente attaccò direttamente la Francia aggirando le fortificazioni costruite lungo il Reno (la linea Maginot)e attraversando Belgio, Olanda e Lussemburgo.
L’avanzata tedesca fu rapidissima e il 14 giugno i carri armati nazisti entrarono a Parigi, mentre il grosso delle forze armate francesi fuggiva dal porto di Dunkerque. In questa fase Mussolini, nella convinzione che il conflitto stesse volgendo rapidamente a favore dell’alleato tedesco, decise di entrare in guerra il 10 giugno, attaccando sulle Alpi la Francia.
I nazisti peraltro si limitarono ad occupare il nord della Francia con la sua capitale ed imposero al sud un governo filonazista, con capitale a Vichy, guidato da un anziano generale francese, Petain.
La resistenza francese sarà guidata dall’Inghilterra da un altro generale francese, Charles De Gaulle.
Contemporaneamente Hitler lanciò un attacco aereo poderoso contro l’Inghilterra (Operazione Leone marino) che però fu ben contrastato dall’aviazione inglese, la RAF, pur producendo ingenti danni sulle strutture portuali e civili della capitale inglese.

L’ITALIA IN GUERRA -Nel settembre del 1940 Mussolini aprì due fronti, in Africa e in Grecia, attraverso i quali intendeva condurre una guerra parallela a quella di Hitler, ai danni di Inghilterra e Grecia. Ben presto però le truppe italiane furono bloccate dalla resistenza greca e contrattaccate dalle truppe coloniali inglesi, che sul finire dell’anno entrarono in Cirenaica (Libia) e conquistarono Addis Abeba (febbraio 1941), decretando la fine del domino coloniale italiano in Africa Orientale. Solo col sostegno tedesco riuscì a mantenere le posizioni in Grecia e Africa settentrionale.
Inoltre l’Italia subì diverse sconfitte navali nel Mediterraneo. L’11 novembre del 1940 un attacco aereo inglese sul porto di Taranto inflisse ingenti danni alla flotta militare italiana, sconfitta in due battaglie navali a Punta Stilo nel luglio 1940 e successivamente a Capo Matapan (marzo 1941).

L’ATTACCO NAZISTA ALLA RUSSIA E L’INTERVENTO AMERICANO
Un’importante svolta della guerra, che volgeva nelle sue prime fasi a favore dell’asse italo-tedesco, fu determinata dalla decisione tedesca di attaccare l’Unione Sovietica, nel giugno del 1941.
Hitler era spinto da cause militari ed economiche (le ingenti riserve petrolifere nell’area del Caspio), ma anche ideologiche (la lotta contro l’ebraismo e il comunismo). Tuttavia il poderoso attacco, sferrato su di un fronte di 1600 chilometri, non ottenne i risultati sperati. Svanì rapidamente l’illusione di una guerra lampo e si materializzò l’incubo della sconfitta napoleonica del 1812. Fu infatti, come allora, il sopraggiungere del tremendo inverno russo ad arrestare l’avanzata di Hitler alle porte delle tre grandi città russe: Leningrado, Mosca, Stalingrado).
Nel frattempo le forze alleate si riorganizzavano. Nell’estate del 1941 Churchill e Roosevelt sottoscrivevano la Carta atlantica, a cui aderì anche Stalin, con cui formarono un fronte comune in funzione anti-nazista.
Nell’area del Pacifico, secondo grande teatro di guerra, il Giappone aveva intanto strappato numerosi domini coloniali (Indocina francese) e attaccato la Cina, stipulando un patto di non aggressione con la Russia. L’espansione giapponese procedeva verso sud est ed ebbe un clamoroso successo il 7 dicembre del 1941, con l’attacco a sorpresa di Pearl Harbour, base navale americana nelle isole Hawaii.
Nei giorni successivi si ebbe quindi la svolta decisiva del conflitto con l’entrata diretta in guerra degli Stati Uniti, che fino a quel momento si erano limitati a fornire supporto logistico agli alleati.

LA SVOLTA DECISIVA DEL CONFLITTO: INIZIA LA CRISI DELLE FORZE DEL PATTO TRIPARTITO (fine del 1942- 1943)
Nel 1942 le forze del patto tripartito (Germania, Italia e Giappone) sembravano vincere su tutti i fronti, ed Hitler pensò di dare il via alla Soluzione finale, cioè alla deportazione e allo sterminio degli ebrei.
Con il Protocollo di Wannsee (20 gennaio 1942), i gerarchi nazisti Heydrich e Himmler misero a punto la macchina dello sterminio, una rete di lager diffusi in tutta l’Europa occupata, tra i quali i più tristemente famosi saranno quelli di Auschwitz- Birkenau, di Mathausen e Buchenwald.
Verso questi campi saranno inviati milioni di cittadini ebrei destinati ai lavori forzati e all’eliminazione fisica con metodi scientifici quali l’uso del gas Zyklon B.
Nel programma di dominio di Hitler gli stati occupati erano divisi in Protettorati, Stati sotto occupazione militare e Stati indipendenti collaborazionisti. Le popolazioni erano considerate diversamente in base alla razza: gli slavi erano assoggettati al lavoro schiavile, gli ebrei erano destinati all’eliminazione fisica.
Ma la svolta del conflitto era imminente. Tre battaglie la segnarono tra l’estate e l’inverno del 1942: quella di Midway nel Pacifico, quella di El Alamein in Africa e quella di Stalingrado in Russia.
Quest’ultima in particolare segnò l’inizio del crollo militare tedesco con la ritirata disastrosa dalla Russia, in cui furono coinvolte anche le truppe italiane dell’ARMIR.
Intanto gli alleati concordavano con delle conferenze tenutesi in varie parti del mondo la strategia per la conduzione del conflitto. Nella Conferenza di Casablanca (gennaio 1943) si pianificò l'attacco all'Italia, ventre molle dell'Asse, secondo una celebre definizione di Churchill.
Nella Conferenza di Teheran del dicembre 1943 verrà poi decisa l’apertura di un secondo fronte europeo, sull’Atlantico, che avrebbe dovuto portare alla liberazione della Francia occupata.

IL CROLLO DEL FASCISMO, L’OCCUPAZIONE DELL’ITALIA E LA RESISTENZA (1943-45)
Dopo la sconfitta di El Alamein (novembre 1942) l’Italia aveva rapidamente perduto tutti i domini in Africa a vantaggio degli inglesi, che nella primavera del 1943 avevano anche assunto il controllo dell'intero Mediterraneo. Tra il 9 e il 10 luglio gli alleati sbarcarono in Sicilia ed occuparono rapidamente l’isola. Negli stessi giorni un pesante bombardamento su Roma fece capire a tutti gli italiani che il regime di Mussolini era ormai incapace di difendere il territorio. Fu così che il 25 luglio 1943 il Gran Consiglio del Fascismo votò un ordine del giorno firmato dal gerarca Dino Grandi e sostenuto anche dal genero del duce, il ministro degli esteri Galeazzo Ciano, che in sostanza sfiduciava Mussolini e rimetteva nelle mani del re ogni potere.
Questi il giorno stesso fece arrestare il duce ed affidò il governo al maresciallo Pietro Badoglio, che confermò in un primo momento la prosecuzione del conflitto al fianco della Germania. In realtà il governo trattava in segreto un armistizio con gli alleati, che fu firmato il 3 settembre e reso noto l’8 settembre.


L’ITALIA, DALLA CADUTA DEL FASCISMO ALLA LIBERAZIONE
Dopo l’8 settembre l’esercito era allo sbando e il paese nel caos. Il governo, la corte e gli alti comandi militari, fuggiti a Brindisi, vi avevano istituito il Regno del Sud, occupato dagli angloamericani e governato da Pietro Badoglio.
Il nord invece era stato invaso dai tedeschi ed era governato dalla Repubblica sociale italiana, con a capo Mussolini e sede a Salò sul lago di Garda.
Al centro la ex capitale, Roma, era stata dichiarata città aperta e formalmente esclusa dai bombardamenti, in quanto sede dello stato pontificio. In realtà era occupata dai tedeschi.
Gli alleati sbarcarono ad Anzio nel gennaio del 1944 e in breve liberarono tutto il centro-sud: Napoli, che si era sollevata fin da settembre del ’43, Salerno, che divenne la nuova sede del governo, e infine Roma, nel giugno del 1944.
Fu però a Salerno che si ebbe la svolta politica,(la svolta di Salerno) con il rientro dalla Russia del leader comunista Palmiro Togliatti, che a sorpresa propose la collaborazione con la monarchia di tutte le forze politiche della Resistenza, finalizzata alla liberazione del paese dall’occupazione nazista.
Si ebbe così la formazione di un governo, guidato ancora per poco da Badoglio, ma che vedeva la partecipazione di tutti i partiti del CLN (Comitato di liberazione nazionale) che era sorto a Roma dopo l’8 settembre: Partito comunista, Democrazia cristiana, Partito socialista di unità proletaria, Partito d’azione, Partito liberale, Democrazia del lavoro.
Con la liberazione di Roma s’insediava successivamente un nuovo governo guidato da Ivanoe Bonomi, che guiderà il paese fino alla Liberazione.
Contemporaneamente il re Vittorio Emanuele cedeva i poteri al figlio Umberto, che assumeva la Luogotenenza del regno. In questa fase cruciale per i destini della nazione veniva stabilito che alla avvenuta liberazione sarebbe stato il popolo a decidere, con un referendum istituzionale, se l’Italia sarebbe stata una monarchia o una repubblica.
Nel frattempo al Nord si era formato il Comitato di liberazione nazionale dell’Alta Italia (CLNAI) che organizzò la Resistenza militare antifascista. Le brigate partigiane erano organizzate secondo l’appartenenza politica dei militanti ed avevano come obiettivo la lotta contro fascisti e nazisti, combattuta con tecniche di guerriglia, in supporto all’avanzata angloamericana.
Quella della Resistenza fu, secondo lo storico Claudio Pavone, una triplice guerra, di liberazione, di classe e civile. La lotta partigiana (La Resistenza) scontò la diffidenza degli alleati, che lesinarono aiuti militari e negarono a lungo il riconoscimento dello status di co-belligeranti alle brigate combattenti (Brigate Garibaldi comuniste, Brigate Matteotti socialiste, Brigate Giustizia e Libertà azioniste),-ma segnò al contempo il risveglio democratico della nazione dal lungo sonno del ventennio fascista.
La risposta nazifascista fu crudele: le rappresaglie agli attentati partigiani colpirono ferocemente la popolazione civile e i cittadini ebrei. Si ricordano i tragici episodi di Roma, con l’eccidio delle Fosse Ardeatine del 24 marzo 1944, in risposta ad un attentato partigiano che aveva massacrato uno squadrone di SS in via Rasella, nel centro di Roma; i massacri di civili a Sant’Anna di Stazzema e a Marzabotto nell’estate dello stesso anno.
Ma quando, dopo l’inverno successivo, gli alleati ruppero il fronte della Linea Gotica, i partigiani organizzarono l’insurrezione delle città italiane del nord, culminata nella giornata del 25 aprile 1945. Il controllo del nord passò al CLN, mentre l’amministrazione rimase di competenza dell’esercito alleato. L’Italia era di nuovo unita, ma completamente da ricostruire sia sotto il profilo materiale che sotto quello morale.

1944-1945 LA CONCLUSIONE DEL CONFLITTO E LA SCONFITTA DEL NAZISMO
La primavera del 1944 fu decisiva anche per le sorti del conflitto sul principale fronte antinazista.
Mentre l’Armata rossa avanzava ad oriente tra immani distruzioni e milioni di morti, gli alleati d’occidente, Inghilterra e Stati Uniti, decisero di aprire un nuovo fronte occidentale per accelerare la liberazione della Francia ed evitare che l’avanzata sovietica ad est si concludesse con la caduta dell’intera Germania sotto il dominio di Stalin.
Il 6 giugno del 1944, il D-Day operazione Overlord, gli alleati sbarcarono in gran forze sulle coste della Normandia ed in breve liberarono la Francia, dove il 26 agosto rientrava il generale De Gaulle affiancato dagli alleati a capo del nuovo governo. Come detto ad est procedeva la liberazione di Polonia, Bulgaria, Romania da parte dei sovietici, Jugoslavia e Grecia ad opera degli inglesi che avevano riassunto il controllo del Mediterraneo. Nel Pacifico i giapponesi arretravano, subendo una decisiva sconfitta nell’arcipelago delle Filippine.
Nel febbraio del 1945 le sorti del conflitto erano ormai segnate e i futuri vincitori (Roosevelt, Churchill e Stalin) si riunirono a Yalta sul mar Nero per decidere l’assetto post bellico dell’Europa. Nell’incontro, tra le altre cose, si decise il prossimo intervento in guerra dell’URSS contro il Giappone, i criteri per la denazificazione della Germania, l’istituzione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite con lo scopo di risolvere pacificamente le controversie internazionali.
Nell’aprile del 1945 si ebbe il crollo definitivo dei fronti tedeschi e la decisiva battaglia di Berlino, mentre in Italia Mussolini era arrestato e fucilato dai partigiani dopo un tentativo di fuga in Svizzera (28 aprile 1945). Hitler invece morirà suicida nel bunker di Berlino il 30 aprile.
La guerra proseguiva sul fronte del Pacifico, dove il Giappone opponeva una strenua resistenza all’avanzata americana, anche mediante l’uso degli aerei kamikaze guidati da piloti suicidi che danneggiarono pesantemente la flotta statunitense provocando migliaia di vittime.
Fu per affrettare il termine della guerra e diminuirne i costi umani che il presidente americano Harry S. Truman, succeduto a Roosevelt, morto nel mese di aprile, decise l’uso della bomba atomica contro il Giappone. Le due esplosioni di Hiroshima e Nagasaki del 6 e 9 agosto segnarono la fine del conflitto. Il Giappone firmò la resa sulla corazzata americana Missouri il 2 settembre 1945.

La seconda guerra mondiale si era conclusa. Era costata oltre 50 milioni di morti.


Nella conferenza di Potsdam tenutasi tra luglio e agosto del 1945 si definirono meglio gli assetti politici postbellici (vedi capitolo sulla guerra fredda), ma importanti sotto il profilo economico erano stati gli accordi stipulati nella Conferenza di Bretton Woods nel luglio del 1944, che aspiravano a regolare i rapporti economici e finanziari dell’area occidentale. Tali accordi prevedevano l’istituzione di un Fondo monetario internazionale, che ancorava la stabilità delle monete non solo all’oro, ma anche al dollaro, e di una Banca mondiale finalizzata alla concessione di prestiti agli stati bisognosi e/o in via di sviluppo. Ben presto queste istituzioni caddero sotto controllo americano, decretando l’irreversibile perdita di centralità dell’Europa nell’ambito economico e finanziario.

I TRATTATI DI PACE

Stilati a Parigi nel 1946, furono ratificati a New York nel febbraio del 1947.
La denazificazione della Germania fu attuata a più livelli, e in particolare, con il processo di Norimberga si vollero punire severamente i gerarchi nazisti responsabili dei crimini contro l’umanità perpetrati sul fronte orientale e nei lager.
Dal punto di vista geopolitico la Francia e la Russia ottennero compensazioni territoriali, mentre l’Italia venne trattata come un paese vinto, perse tutte le colonie e subì la divisione dell’area triestina, che tornò formalmente italiana solo nel 1975 con il Trattato di Osimo.
Si apriva peraltro la complessa questione della decolonizzazione, che rimarrà centrale nei decenni successivi e sarà fonte di conflitti tra imperi coloniali e nazioni che aspiravano all'indipendenza.