Lo
spazio e il tempo del progresso
La
seconda rivoluzione industriale e il progresso economico,
ma anche la crisi delle scienze e dell'umanesimo positivi che fanno
capolino nelle filosofie di autori come Darwin, Nietzsche
e Freud, modificano profondamente l'immaginario
di questo fine secolo.
Muta l'aspetto della
città, che diventa il simbolo dell'economia,
dell'ordine e del prestigio borghesi.
Lo sguardo dell'artista si sposta dalla campagna alla città.
Primo sguardo nuovo è quello di C. Baudelaire,
caratterizzato dallo choc di fronte alla
scomparsa della natura e alla vista che atterrisce dell'uomo
inghiottito dalla folla. L'artista è inoltre annullato nel
suo prestigio con la perdita della tradizionale aureola.
Parole chiave di questa stagione sono SPAESAMENTO,
PERDITA, CHOC, FRAMMENTAZIONE,
ESTRANEITA'.
Gli artisti impressionisti rappresentano soggetti non poetici
(stazioni, boulevards, teatri, caffè) e lo spazio è
rappresentato sotto il segno del movimento, della mutevolezza, del
caos.

CAMILLE PISSARRO boulevard Montmartre: mattina, tempo grigio
1897, olio su tela, cm.73x92, National Gallery of Victoria, Melbourne,
Australia
TEMA:
SPAZIO E TEMPO AD ACI TREZZA, UN PAESE MINACCIATO DAL PROGRESSO
In
questa fase di fine secolo l'Italia è un paese ancora essenzialmente
agricolo, dove il progresso, da autori come Giovanni Verga,
è percepito soprattutto come una minaccia. Nella sua visione
il tempo ciclico della natura è contrapposto al tempo
lineare della storia (I Malavoglia).
Parallelamente abbiamo la contrapposizione spaziale tra micromondo
paesano e macromondo esterno.
Nell' ideologia verghiana domina nettamente il tempo della
natura, con la ripetizione ciclica delle stagioni e dei giorni,
dei lavori agricoli e delle ricorrenze religiose, espresso nella saggezza
popolare dei proverbi, depositari di verità secolari, eternamente
valide. Anche gli spazi immutabili, sottesi a questa concezione
del tempo, sono fissi ed eterni, come il mare, il cielo, le costellazioni.
Il tempo della storia è pur presente con i suoi eventi che
incorniciano la narrazione principale, e con i segni del progresso
che sconvolgono l'immobilità ripetitiva della vita arcaica
dei pescatori. L'intervento della storia provoca inevitabilmente la
distruzione della società patriarcale.
Altra opposizione nei Malavoglia è quella tra spazio
del paese e spazio della città. Il primo è
rappresentato non realisticamente, ma come spazio idealizzato che
riflette la nostalgia per un mondo di sereno raccoglimento, contrapposto
alle passioni turbinose della vita cittadina. Le città
infatti (Catania, Napoli, Trieste) rappresentano il luogo
del vagabondaggio e della perdizione, fonte di pericolo, ma anche
di fascino, spazio del consumo, del lusso, del benessere
(come appaiono agli occhi del giovane 'nToni).
Ma il paese contiene in sé anche un'ambiguità,
poiché pur apparendo come nido protettivo
(per padron 'nToni, Mena, compar Alfio), esso in realtà
è attraversato dalla lotta per la vita, dall'egoismo, da
passioni feroci.
Solo spazio positivo, idillico e famigliare, è la casa
del nespolo, che fa da argine alla violenza del mondo,
mentre il progresso procede come una fiumana mettendo in luce anche
la profonda coscienza verghiana della crisi storica della famiglia.
LA
CAMPAGNA SICILIANA e il paesaggio agreste, in Verga,
mutano aspetto, passando dalla rievocazione mitica e nostalgica dei
primi bozzetti (Nedda) fino ad assumere coloriture drammatiche e demoniache
in Rosso Malpelo. E si veda anche nella novella La Roba e
nel romanzo Mastro don Gesualdo come
il paesaggio sia ancora caratterizzato diversamente, cioè
come paesaggio agrario che registra i mutamenti dei rapporti
di proprietà, nel passaggio storico dal latifondo
nobiliare alla moderna azienda di proprietà borghese. Mazzarò
e Mastro don Gesualdo rappresentano la perdita di sé nei valori
proprietari e capitalistici della borghesia, e la perdita della roba
rappresenta la perdita totale di sé e del senso della vita.