Il mondo globale (1974-2003)
SCENARIO

La fine del lungo trentennio di crescita e sviluppo si ebbe agli inizi degli anni ’70 con l’abbandono, da parte degli USA, della parità di cambio tra dollaro e oro, definita a partire dagli accordi di Bretton Woods, - conseguenza del forte indebitamento estero dovuto ai costi della guerra fredda e del sanguinoso conflitto in Vietnam.
Lo shock petrolifero del 1973, consistente nell’improvvisa crescita del prezzo del petrolio, che quadruplicò tra il 1971 e il 1973, comportò un aumento generalizzato dei prezzi e produsse un rallentamento dei consumi che arrestò la crescita. Si parla in questa fase per la prima volta di stagflazione, cioè stagnazione economica accompagnata da inflazione.

La risposta occidentale alla crisi fu definita nel vertice di Rambouillet (1975) sulla base di tre strategie:
1) Ricerca di nuove fonti energetiche e tecnologie produttive;
2) Globalizzazione dei mercati;
3) Rilancio delle strutture di cooperazione europea.

Sono di quegli anni, infatti, l’istituzione del Consiglio Europeo (1974), del Sistema Monetario Europeo, del Parlamento Europeo (1979), preceduti dall’ingresso nella comunità di Gran Bretagna, Irlanda, Danimarca.

Un ulteriore shock petrolifero si ebbe nel 1979 a seguito della rivoluzione iraniana e delle tensioni successive tra Iraq e Iran, che sfociarono in una guerra decennale.
La risposta globale a queste ulteriori crisi fu l’affermazione delle teorie economiche monetariste e politiche neoliberiste: si scelse la deflazione come ricetta economica per frenare l’inflazione galoppante degli anni ’80, mentre il neoliberismo, nell’America di Reagan e nell’Inghilterra di Thatcher, portò allo smantellamento del sistema di protezioni sociali (Welfare State) costruito nell’immediato dopoguerra e ormai pesantemente gravante sul bilancio pubblico dei paesi in crisi.

La ripresa delle tensioni tra est ed ovest caratterizzò questa fase storica, spingendo l’occidente verso nuovi investimenti nell’industria degli armamenti, che fece da volano per lo sviluppo di nuovi settori delle tecnologie elettroniche e telecomunicazioni. Gli anni ’80 videro la contrapposizione frontale tra gli USA di Reagan, presidente repubblicano ultraliberista e l’URSS, che dal 1984 fu guidata dal leader riformatore Michael Gorbaciov.
La contrapposizione si concretizzò nel rilancio della corsa agli armamenti, prima con l’installazione di missili strategici sulle frontiere europee dei due blocchi, poi con il progetto avveniristico delle “guerre stellari” (Strategic Defense Initiative).
Il rilancio americano sfiancò un’economia sovietica ormai in crisi.
Gorbaciov capì che l’URSS non avrebbe potuto reggere il confronto, e avviò pertanto un piano di riforme politiche socio-economiche, che prese il nome di PERESTROIKA.
Si arrivò così gradualmente alla dissoluzione dell’URSS (1991), preceduta dal crollo dei regimi comunisti di tutt’Europa, simboleggiato dalla caduta del muro di Berlino (9 novembre 1989).
Gli effetti della caduta del sistema sovietico si avvertirono in tutt’Europa, sfociando in sanguinosi tentativi nazionalistici come quello che vide contrapposte le diverse etnie (croati, bosniaci e serbi) dopo la dissoluzione della Jugoslavia (1991-96), ma anche i partiti comunisti occidentali subirono grandi trasformazioni.
In Italia ad esempio le conseguenze del crollo del comunismo portarono alla crisi la cosiddetta Prima Repubblica, con la fine dei tradizionali partiti politici che avevano elaborato la costituzione repubblicana (DC, PCI E PSI).
Inizia la lunga fase di transizione italiana (gli anni che portarono all’affermazione del centro-destra nelle elezioni del 2001).

LA LUNGA TRANSIZIONE ITALIANA

1 - Dal compromesso storico al pentapartito
I grandi cambiamenti sociali degli anni ’60 e dei primi anni ’70 (protesta giovanile del ’68; proteste operaie; statuto dei lavoratori; lotte per i diritti civili: divorzio, aborto, chiusura manicomi) da una parte avevano fatto crescere il consenso del PCI, dall’altra rendevano sempre più urgente una sua partecipazione diretta all’attività di governo del paese, anche per contrastare le spinte estremiste di movimenti di destra e di sinistra. Furono i due leader, Moro e Berlinguer, a immaginare un compromesso storico fra i partiti di massa in funzione democratica e antifascista. Iniziò la fase dei governi di solidarietà nazionale (1976-1979) che realizzarono importanti riforme sociali come le leggi sull’equo canone, edilizia popolare, riforma sanitaria, riforma della RAI, diritto di famiglia.
In questa fase, tuttavia, si registrò l’inasprirsi della sfida terroristica, che culminò con l’attacco al cuore dello stato (rapimento di Aldo Moro conclusosi con il suo assassino il 9 maggio 1978). Successivamente i comunisti uscirono dall’alleanza di governo, mentre entrò prepotentemente in scena il Partito Socialista, con la figura di Bettino Craxi, la cui linea politica, che prevedeva l’allontanamento dal PCI, si concretizzò nell’alleanza con la DC e nella formula di governo del pentapartito (DC, PSI, PRI, PSDI, PLI), che durerà fino alla fine della Prima Repubblica.

2 - Equilibri politici negli anni ‘80
Gli anni ’80 furono caratterizzati da una spirale inflattiva senza precedenti, determinata dalla crisi petrolifera, che si tradusse in un aumento della disoccupazione e del carico fiscale, con gravi conseguenze sulle fasce sociali più deboli.
Ma al contempo si stava profondamente trasformando il modello di sviluppo della società italiana, consolidatosi negli anni del miracolo.
La crisi della grande industria travolse il sindacato confederale e la classe operaia, mentre emergeva una nuova Italia industriale fatta di piccole e medie imprese, e un ceto medio di massa che si riconobbe nelle tendenze liberiste e decisioniste di Bettino Craxi, presidente del consiglio dal 1983 al 1987. In particolare, la crisi delle sinistre e dei sindacati culminò con il decreto legge dell’84, che tagliava alcuni punti della scala mobile, e con il successivo referendum abrogativo perso clamorosamente dalle forze dalla sinistra. Per tutti gli anni ’80 in Italia si consolidò il sistema di potere fondato sull’alleanza di DC e PSI, che accolse moderatamente gli indirizzi neoliberisti che si affermavano negli USA e nell’Inghilterra.

Allo stesso tempo però in Italia si consolidò un sistema clientelare e di malaffare connesso a sprechi e ad una diffusa inefficienza della pubblica amministrazione che gonfiarono esponenzialmente il debito pubblico. Furono anni in cui si affermò il potere della malavita organizzata, del terrorismo brigatista e della destra eversiva, a cui va attribuita la responsabilità delle stragi che insanguinarono il paese (da Piazza Fontana a Milano, 12 dicembre 1969, alla strage della stazione di Bologna, 2 agosto 1980).
Molti furono gli uomini di valore sacrificati in questa stagione violenta: oltre ad Aldo Moro il terrorismo brigatista uccise il giurista Bachelet, l’economista Ezio Tarantelli e il costituzionalista Roberto Ruffilli. Vittime eccellenti caddero anche sotto i colpi della mafia siciliana: il presidente della regione Sicilia, Pier Santi Mattarella, il generale Carlo Alberto dalla Chiesa, i giudici Falcone e Borsellino.


3-Crisi dei partiti e la fine della Prima Repubblica

La caduta del muro di Berlino (1989), come detto, accelerò il processo di rinnovamento del PCI, che con il nuovo segretario Achille Occhetto, si trasformò in un nuovo soggetto politico di orientamento socialdemocratico (Partito Democratico della sinistra, 1991). Gli altri partiti tradizionali furono travolti dalla degenerazione clientelare del sistema politico. Le inchieste di tangentopoli scoprirono come il sistema dei partiti si fosse trasformato in una sorta di partitocrazia; le inchieste giudiziarie travolsero il Partito Socialista e la Democrazia Cristiana, mentre nel nord Italia nasceva il movimento della Lega Nord, guidato da Umberto Bossi, e nel 1994, quando i partiti nati nel dopoguerra erano ormai scomparsi, si ebbe la discesa in campo di Silvio Berlusconi, che fondò il movimento di Forza Italia. Contemporaneamente nacque Alleanza Nazionale, partito di destra, erede del movimento italiano guidato da Gianfranco Fini. Si crearono quindi due schieramenti che si alternarono al governo tra il 1994 e il 2008. Il sistema, fuoriuscito dalla crisi dei partiti, e chiamato “Seconda Repubblica”, ha i tratti di un sistema bipolare.
In particolare l’Ulivo, guidato da Romano Prodi, e vincitore delle elezioni del 1996, guidò il Paese nell’opera di risanamento economico necessario al rispetto dei parametri fissati dall’Unione Europea per la partecipazione alla moneta unica. Alla scadenza della legislatura, nel 2001, gli italiani assegnarono nuovamente la vittoria alla coalizione di centro-destra, guidata da Silvio Berlusconi. All’inizio del 2002 entrò ufficialmente in circolazione, in Italia e in altri 11 paesi, la moneta dell’EURO, adottata dai paesi dell’eurozona nel 1999.