Dalla guerra
gli Usa erano usciti indenni e rafforzati economicamente, non dovendo
operare la riconversione delle proprie industrie. Le società
finanziarie americane furono le protagoniste della ricostruzione europea
e di conseguenza aumentò notevolmente l’indebitamento di
Inghilterra, Francia e Italia, che si erano rivalse in particolare,
come visto, sulla Germania. Gli Usa divennero così l’economia
di riferimento, anche sotto il profilo finanziario e monetario,
col passaggio al sistema monetario del Gold Exchange
standard (1922) che affiancava all’oro il dollaro e la sterlina
inglesi come valute di riferimento e di garanzia rispetto alle emissioni
monetarie.
A Wall Street nel frattempo crescevano gli scambi azionari e il ricorso
al credito per mantenere alti i consumi e il livello di vita anche tra
gli strati sociali più bassi. Nacquero in quegli anni i
primi pagamenti rateali dei beni duraturi di consumo e si viveva
un generale clima di euforia: erano gli anni ruggenti del proibizionismo,
della radio, del jazz. Allo stesso
tempo gli Usa chiusero le loro frontiere alle importazioni e ai flussi
migratori, accentuando le politiche repressive contro i lavoratori e
gli immigrati. Sacco e Vanzetti, due italiani accusati ingiustamente
di omicidio, furono giustiziati nel 1927, suscitando una vasta ondata
d’indignazione.
Il ritorno ai normali ritmi di crescita dei paesi europei determinò
a un certo punto un drastico calo delle esportazioni statunitensi, cui
seguì un calo della produzione industriale. L’euforia e
l’ottimismo svanirono improvvisamente il giovedì
nero (24 ottobre del 1929) quando i titoli azionari crollarono
in massa alla borsa di Wall Street.
Le banche non poterono più far fronte alla richiesta di liquidità
mandando in crisi la gestione delle imprese; le imprese sospesero i
pagamenti e ridussero la produzione; iniziarono licenziamenti in massa;
crollò di conseguenza la domanda di beni di consumo a causa del
minor potere d’acquisto; la produttività industriale ristagnò
sempre più ed anche l’agricoltura fu investita dalla minor
domanda e dalla riduzione dei consumi. Infine i prezzi dei beni crollarono
e la crisi si estese rapidamente anche alle altre economie mondiali
(Grande Depressione).
La reazione alla grande crisi produsse inizialmente in tutti i paesi
spinte protezionistiche alla chiusura delle dogane per difendere le
industrie nazionali e i mercati interni. Successivamente ciascun paese
sperimentò strade diverse per uscire dalla crisi. Tra queste
ricordiamo l’autarchia fascista e l’intervento
statale con la fondazione di IMI e IRI, i piani quinquennali
sovietici e l’austerità inglese.
Ma furono gli Usa a mettere in campo la strategia più efficace,
quella del New Deal. Con l’elezione del presidente
Franklin Delano Roosevelt nel 1932 si passò
ad una nuova politica economica ispirata alle teorie
dell’economista inglese John Maynard Keynes.
Furono abbandonate le ricette liberali e fu realizzato un massiccio
intervento statale con un grande piano di opere pubbliche gestito attraverso
la Tennessee Valley Authority.