Il
popolare brindisi dalla Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni
(1890)
melodramma in un unico atto tratto dalla novella omonima di Giovanni Verga
(1880 Vita nei Campi)
UOMINI
A casa, a casa,
Amici, ove ci aspettano
Le nostre donne,
Andiam.
Or che letizia
Rasserena gli animi
Senza indugio corriam.
DONNE
A casa, a casa,
Amiche, ove ci aspettano
I nostri sposi,
Andiam .
Or che letizia
Rasserena gli animi
Senza indugio corriam.
(Il coro si avvia.)
TURIDDU
(a Lola che s'avvia)
Comare Lola,
Ve ne andate via
Senza nemmeno salutare?
LOLA
Vado a casa:
Non ho visto compar Alfio!
TURIDDU
Non ci pensate,
Verrà in piazza.
(al Coro)
Intanto amici, qua,
Beviamone un bicchiere.
(Tutti si avvicinano alla tavola dell'osteria e
prendono i bicchieri.)
Viva il vino spumeggiante
Nel bicchiere scintillante,
Come il riso dell'amante
Mite infonde il giubilo!
Viva il vino ch'è sincero
Che ci allieta ogni pensiero,
E che annega l'umor nero,
Nell'ebbrezza tenera.
CORO
Viva il vino spumeggiante, ecc.
(Si riprende il brindisi.)
TURIDDU
(a Lola)
Ai vostri amori!
(Beve.)
LOLA
(a Turiddu)
Alla fortuna vostra!
(Beve.)
TURIDDU
Beviam!
CORO
Beviam! Viva il vin!
(Entra Alfio.)
Finale
Alfio e detti
ALFIO
A voi tutti salute!
CORO
Compar Alfio, salute.
TURIDDU
Benvenuto!
Con noi dovete bere:
(Empie un bicchiere.)
Ecco, pieno è il bicchiere.
ALFIO
(respingendolo)
Grazie, ma il vostro vino
Io non l'accetto.
Diverrebbe veleno
Entro il mio petto.
TURIDDU
(Getta il vino.)
A piacer vostro!
LOLA
Ahimè! che mai sarà?
ALCUNE DONNE
(a Lola)
Comare Lola,
Andiamo via di qua.
(Tutte le donne escono conducendo Lola)
PRELUDIO
La prevalente tonalità idillica lascia gradualmente spazio ai colori
della passione
O Lola ch'ai di latti la cammisa
Si bianca e russa comu la cirasa,
Quannu t'affacci fai la vucca a risa,
Biato cui ti dà lu primu vasu!
Ntra la porta tua lu sangu è sparsu,
E nun me mporta si ce muoru accisu...
E s'iddu muoru e vaju mparadisu
Si nun ce truovo a ttia, mancu ce trasu.
sulla piazza di un paese siciliano, mentre i fedeli stanno affluendo
in chiesa per il rito del mattino di Pasqua. Perdutamente
innamorato di lei, ha appreso che è stata data in sposa al carrettiere
Alfio ed ha tentato di consolarsi seducendo Santuzza per
poi trascurarla. Santuzza chiede a Lucia, madre di Turiddu, dove
sia suo figlio; la risposta, dopo l’iniziale rifiuto, che il figlio
si è
recato a Francofonte a prendere del vino, accende la gelosia di
Santuzza, gelosia accresciuta dalla notizia, giunta da Alfio, che
Turiddu era stato visto quella mattina nelle vicinanze di casa
sua. Lucia non nasconde un moto di sorpresa, ma Santuzza la
obbliga a tacere, prevenendola con un cenno, e le confessa una
verità che lascia Lucia profondamente turbata.
Sopraggiunge
Turiddu, che, interrogato da Santuzza, vorrebbe far credere di
essere andato a Francofonte, ma quando la donna glielo contesta,
ha uno scoppio di collera, mentre s'ode la voce di Lola che
intona uno stornello d'amoree s’intrattiene con Santuzza, provocandola,
prima di entrare in chiesa. Rimasta sola con Turiddu,
Santuzza implora una parola d'amore ma l’uomo la respinge
spavaldamente e corre verso Lola; accecata dal dolore e dalla
gelosia, Santuzza rivela ad Alfio che Lola lo tradisce con
Turiddu. Mentre i fedeli stanno uscendo dalla chiesa, Turiddu
invita i paesani per un brindisi all’osteria di Mamma Lucia; nel
momento in cui Alfio si rifiuta di bere alla sua salute, tutti i presenti
fuggono, spaventati da un oscuro presentimento.
Improvvisamente Turiddu sfida Alfio a duello ma è subito assalito
da profonda tristezza al pensiero del torto fatto a Santuzza.
Rimasto solo, chiede alla madre di essere benedetto, la abbraccia
e le raccomanda di aver cura di Santuzza, allontanandosi precipitosamente.
Santuzza getta le braccia al collo di Mamma Lucia,
mentre si ode un mormorio lontano, seguito dal grido disperato
di una popolana, ad annunciare il tragico esito del duello.