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Titanic
di Francesco De Gregori
Festaiola,
irriverente, metà rumba, metà fox trot, intrisa della stessa
falsa allegria che circola fra i saloni del "Titanic" è
la canzone che dà titolo all'album. Anche qui si procede per contrasti
evidenti, anche qui due sono le umanità rappresentate, quella
di terza classe e quella di lusso.
Gran parte della narrazione è occupata dai pensieri liberi del
"cafone", dell'emigrante che in felice ironia, quasi non si
accorge del trattamento spaventoso che sta subendo, emozionato com'è
per cose che non ha mai visto e per la prospettiva di un futuro migliore
("Ma chi l'ha detto che in terza classe si viaggia male? Questa cuccetta
sembra un letto a due piazze ci si sta meglio che in ospedale");
più la descrizione va avanti e più appare fantozziana, grottesca
da un lato, patetica dall'altro ("A noi cafoni ci hanno sempre chiamato,
ma qui ci trattano da signori, che quando piove si può star dentro,
ma col bel tempo veniamo fuori"), tanto che quel disastro di sistemazione
in terza classe ("sudore dal boccaporto e odore di mare morto")
finisce col sembrare a tutti una vacanza.
Ma
"Titanic" è uno spaccato di classi sociali e ovviamente
non può mancare il borghese arricchito, il "parvenu"
che sventola addirittura sotto il naso del capitano le mille lire per
aver diritto alla prima classe, così come sbandiera sua figlia
quindicenne (con cappello parigino), per essere invitato al tavolo del
comando, anche lui per motivi diversi da quelli dei "cafoni",
elettrizzato, entusiasta per lo champagne, il panorama lunare e le meraviglie
del viaggio. Non è da meno sua figlia, ovviamente "innamorata
del proprio cappello", così da non vedere altro che se stessa,
non pensare ad altro che alla sua bella figura in un delirio di vanità
ed egocentrismo, non senza lasciarsi tentare dal fascino del marconista.
A questi due diversi
tipi di allegria fittizia, provocata, illusoria (la proletaria e la borghese),
fa da termine discriminante, da chiosa morale, l'immensa diversità
di obiettivi che si propongono l'uno e l'altro ceto: secondo i "cafoni"
di terza classe "per non morire si va in America", secondo la
ragazza di "prima" "per sposarsi si va in America".
L'assoluta originalità
di tutta la canzone, sta, come si è detto, nell'incoscienza pressoché
totale di chi viaggia, nel non vedere, non accorgersi, non capire, lasciarsi
trasportare dal clima festaiolo e credere (i cafoni soprattutto) di essere
lontano dal passato, in una nuova dimensione onirica: nel non riconoscere
cioè che sempre nello stesso mondo sono, sempre nel passato, anche
se camuffato da sogno.
Da
ultimo un particolare inquietante. La parola "ghiaccio" ricorre
nella canzone un sacco di volte e con significati sempre diversi, ma premonitori.
(commento di Roberto Vecchioni da antiWarsong:
canzoni contro la guerra)
La prima classe costa mille lire,
la seconda cento, la terza dolore e spavento
e puzza di sudore nel boccaporto
e odore di mare morto.
Signor Capitano, mi stia a sentire
ho belle pronte le mille lire,
in prima classe io voglio viaggiare
su questo splendido mare.
Ci sta mia figlia che ha quindici anni
ed a Parigi ha comprato un cappello,
se ci invitasse al suo tavolo a cena stasera
come sarebbe bello.
E con l'orchestra che ci accompagna
con questi nuovi ritmi americani
saluteremo la Gran Bretagna
col bicchiere fra le mani
e con il ghiaccio dentro al bicchiere
faremo un brindisi tintinnante
a questo viaggio davvero mondiale e a questa luna gigante.
Ma chi l'ha detto che in terza classe
che in terza classe si viaggia male
questa cuccetta sembra un letto a due piazze
ci si sta meglio che in ospedale.
A noi cafoni ci hanno sempre chiamati
ma qui ci trattano da signori
che quando piove si puo' star dentro
ma col bel tempo veniamo fuori
su questo mare nero come il petrolio
ad ammirare questa luna metallo
è quando suonano le sirene
ci sembra quasi che canti il gallo
ci sembra quasi che il ghiaccio
che abbiamo nel cuore
piano piano si vada a squagliare
in mezzo al fumo di questo vapore
di questa vacanza in alto mare.
E gira gira gira gira l'elica
e gira gira che piove e nevica
per noi ragazzi di terza classe
che per non morire si va in America.
Il marconista sulla sua torre
le lunghe dita celesti nell'aria
riceveva messaggi d'auguri
per questa crociera straordinaria
e trasmetteva saluti e speranze
in quasi tutte le lingue del mondo
comunicava tra Vienna e Chicago
in poco meno di un secondo.
E la ragazza di prima classe
innamorata del proprio cappello
quando la sera lo vide ballare
lo trovo' subito molto bello.
Forse per via di quegli occhi di ghiaccio
cosi difficili da evitare
penso' magari con un po' di coraggio
prima dell'arrivo mi faro' baciare.
E com'e' bella la vita stasera
tra l'amore che tira e un padre che predica
per noi ragazze di prima classe
che per sposarsi si va in America
per noi ragazze di prima classe
che per sposarsi si va in America
per noi ragazze di prima classe
che per sposarsi si va in America.
che per sposarsi si va in America.
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