Attualità
e importanza di Pier Paolo Pasolini
Pier Paolo Pasolini
ancora oggi, a oltre 40 anni dalla sua morte, non cessa d’interrogarci
e di far paura, per la scandalosa e profetica attualità delle
sue intuizioni, per la sua capacità di penetrare il senso profondo
dell’esistenza e il destino drammatico della modernità,
che seppe cogliere dalla prospettiva storica privilegiata in cui la
sua vita si svolse, testimone di un passaggio epocale, di una mutazione
antropologica dell’umanità che abbandona per sempre
le culture millenarie da cui proviene per appiattirsi nella nuova dimensione
del conformismo e dell’omologazione culturale,
inevitabile approdo del progresso scientifico e tecnologico; un progresso
che è solo sviluppo secondo Pasolini, cui si oppone strenuamente
con le deboli forze del proprio sentimento poetico, e che vede destinato
a travolgere esistenze, civiltà, culture, linguaggi, tradizioni,
passando sui corpi delle persone con violenza terribile e sfigurante.
E’ l’immagine della sua morte, del suo corpo straziato e
abbandonato come un sacco d’immondizia sul litorale di Ostia il
2 Novembre (il giorno dei morti) del 1975.
Pasolini
è stato uno dei massimi testimoni del nostro tempo, il secondo
Novecento, in cui tutti noi siamo nati. Dalla sua prospettiva umanistica
ha intuito la necessità di scoprire nuovi linguaggi per
rendere conto delle molteplici sfaccettature del reale e al contempo
per sottrarre quanto resiste al divorante potere del consumismo e dell’industria
culturale, lasciandoci una grande eredità: il sentimento certo
che la bellezza e la poesia possono salvare le esistenze dalla marea
travolgente del nichilismo e della incultura imperanti.
I
filmati che seguono riportano alcune considerazioni di Pasolini, Moravia,
Paolo Volponi e altri intellettuali intorno alle tematiche del potere,
della società di massa e dell'omologazione.
La vita
e la morte
Pasolini nasce il 5 marzo del 1922 a Bologna ma vive
i suoi anni giovanili tra la città e Casarsa del Friuli, località
di nascita della madre, che per il poeta assume una forte valenza
emotiva e sentimentale. Fortissimo, quasi edipico, è il legame
con la dolcissima madre Susanna, mentre difficile è il rapporto
con il padre, ufficiale dell’esercito d’ idee nazionaliste,
verso il quale nutre sentimenti ambivalenti.
In questi anni compie le sue prime esperienze poetiche in dialetto
friulano (Poesie a Casarsa, 1942).
Durante l’occupazione tedesca, tra il 1943 e il 1945, vive da
sfollato a Casarsa ed è tragicamente colpito dalla morte del
fratello Guido, partigiano della brigata Osoppo, trucidato dai partigiani
comunisti a Porzus.
Nel primo dopoguerra iniziano i suoi problemi con la giustizia; nel
1949 perde il lavoro d’insegnante, subisce una denuncia per
molestie ed è costretto a trasferirsi a Roma, dove vive per
alcuni anni di espedienti, in condizioni economiche molto difficili.
E’ in questo periodo che entra in contatto con il sottoproletariato
romano delle borgate, a cui dedicherà i primi due romanzi di
successo, Ragazzi di vita (1955) e Una vita
violenta (1957). Tra Roma e Bologna nasce in quegli anni
anche la sua collaborazione alla rivista Officina,
al cui lavoro di sperimentazione contribuisce con le sue prime raccolte
poetiche Le ceneri di Gramsci (1957) e La
religione del mio tempo (1961).
Il 1961 è anche l’anno che segna l’esordio cinematografico
di Pasolini, con il film Accattone. Seguiranno una
lunga serie di pellicole che attireranno su di lui gli strali della
censura e del perbenismo cattolico. Ricordiamo tra le più note
Il vangelo secondo Matteo, Uccellacci e uccellini, Teorema,
Decameron, Salò o le 120 giornate di Sodoma.
In questi anni Pasolini è un protagonista assoluto del dibattito
politico e culturale nazionale, a cui partecipa nelle vesti dell’intellettuale
scomodo, con interventi dalle colonne del Corriere della Sera
che sono raccolti nel volume Scritti corsari. Poco
tempo prima di morire lavora a un romanzo dal titolo Petrolio
in cui denuncia gli intrighi e il sottobosco del potere democristiano.
Il romanzo, incompiuto, sarà pubblicato postumo nel 1992.
La notte
tra il primo e il 2 novembre del 1975 il poeta viene barbaramente
assassinato a colpi di spranga presso Fiumicino. Un giovane diciassettenne
viene incriminato per l’omicidio, ma la verità sul caso
Pasolini non è stata mai del tutto chiarita. A distanza di
quasi 40 anni da quel giorno, le ombre sul delitto non sono ancora
dissolte.
Pasolini,
la poesia e il cinema
Fino agli inizi del 1960 gli interessi di Pasolini furono prevalentemente
di tipo letterario, con inclinazione particolare per la poesia. Il
suo punto di riferimento è, fin dagli esordi, Giovanni
Pascoli, a cui dedica la sua tesi di laurea; in questo campo
la sua produzione varia dalla poesia dialettale al simbolismo alla
poesia civile e ideologica delle Ceneri di Gramsci. I temi dominanti
sono quelli dell’adolescenza, tra purezza originaria
e maturazione peccaminosa, a cui il poeta fa corrispondere, con un
parallelismo, i motivi dell’antica civiltà contadina
e della moderna civiltà industriale.
Nella successiva fase più matura prevale la tematica ideologica,
espressa da Pasolini per mezzo della forma poetica del poemetto,
con stretto riferimento alle posizioni di Antonio Gramsci.
Emergono le insanabili contraddizioni, che il poeta avverte sulla
propria pelle, tra la disperata vitalità del sottoproletariato
romano e il piatto e grigio conformismo della società borghese.
Successivamente Pasolini oltrepassa la letteratura per cercare nel
cinema una nuova forma espressiva adatta a rispondere ai bisogni e
a corrispondere ai codici in uso da parte della società di
massa.
Questa forma è il cinema, da
lui definito come la lingua scritta della realtà.
"Il cinema ha, rispetto alla
materia narrata, lo stesso potere di significazione che ha la morte
rispetto alla vita umana: bloccandone lo svolgimento temporale, le
permette di esprimersi e di essere conosciuta, la rende narrabile
e comprensibile."
In parallelo matura la sua critica radicale al medium della televisione,
responsabile a suo parere dell’omologazione di massa della società
e della distruzione di tutte le culture particolari, avvenuta imponendo
il modello del consumo.
Pasolini, intellettuale scomodo e critico della
società dei consumi
Pasolini tra gli anni ’60 e il 1975, anno della sua morte, fu
un protagonista, nelle vesti di giornalista e polemista, del dibattito
sulla grande trasformazione culturale (la mutazione antropologica)
e sull’omologazione indotta dal progresso,
verso le quali si espresse sempre criticamente fino al rifiuto e all’abiura.
Nella prima fase, fino al 1968, è ancora forte la fiducia nell’esistenza
di valori alternativi, di culture periferiche e popolari sostanzialmente
sane e vitali. Nella fase successiva la visione della realtà
s’incupisce e prevale l’aspetto critico-negativo e la
denuncia del genocidio culturale
realizzato dal nuovo fascismo, quello che azzera tutte le diversità
e fa prevalere l’appiattimento e l’omologazione.
il potere mercifica i corpi- riflessioni intorno a Salò
I filmati
successivi riguardano alcune considerazioni di Pasolini sull'omologazione
culturale e una sua poesia contenuta nel documentario La Rabbia del
1963
Responsabile di questo degrado non è solo il modello consumistico,
ma anche la politica che ne asseconda e incentiva
l’espansione. Sono gli anni delle infuocate polemiche scatenate
a partire dai suoi articoli sul Corriere della Sera. A lui
si rivolgono per via epistolare, lettori e intellettuali che ne contestano
l’impeto trasgressivo, corsaro, luterano, il suo andare sempre
controcorrente, lo schierarsi contro il perbenismo, il conformismo,
il senso comune.
I suoi strali colpiscono anche i protagonisti del movimento studentesco
del ’68, dai quali il poeta si dissocia in occasione degli scontri
di Valle Giulia nel marzo del 1968.
I suoi interessi e la sua sensibilità si rivolgono verso quel
terzo mondo dei paesi non allineati in cui compie viaggi alla ricerca
di spunti per il suo cinema (Nord Africa, India,Yemen, Palestina).
Vi realizzerà tra l’altro alcuni suoi celebrati film,
in particolare Il fiore delle mille e una notte,
ultimo anello della trilogia della vita (insieme a Decameron
e I Racconti di Canterbury), serie di pellicole dedicate
alla tradizione novellistica medievale, in cui esalta celebra l'esaltazione
della vita, dell'essere umano e il sesso è rappresentato dall'ottica
favolistica della purezza adolescenziale. L’ultima fase della sua vita è caratterizzata
dall’abiura della trilogia della vita, che inaugura
una stagione ancora più cupa e negativa: ormai l’omologazione
ha spento la vitalità giovanile ancora celebrata nei sui ultimi
film. La civiltà dei consumi esercita un dominio totalitario
sulle menti e sui corpi dei consumatori, ai quali non risparmia le
più orrende violenze, come quelle cui allude nell’allegoria
nera di Salò o le 120 giornate di
Sodoma (1975), suo ultimo terribile film, ambientato
nel periodo della repubblica sociale di Salò (1943-45).
In questi anni, che sono gli anni di piombo e delle stragi fasciste,
Pasolini lancia il suo ultimo attacco al sistema ancora dalle colonne
del Corriere della Sera, con un celebre articolo
in cui denuncia e mette di fronte alle proprie responsabilità
l’intera classe dirigente democristiana.
E’ il Romanzo delle stragi con il celebre attacco
“Io so…” . (chi sono gli
autori e i mandanti delle stragi).
L’ultima denuncia disincantata di un intellettuale scomodo,
contraddittorio, paradossale, controverso, la cui eredità,
proprio per questo, come il suo mito, a tanti anni dalla sua morte
è oggi ancora contesa ed oggetto di strumentalizzazioni.
Un autore che fa ancora paura e, secondo Alberto Moravia, uno dei
pochi poeti che si sarebbero ricordati alla fine del secolo.
MARYLIN di PPPasolini
poesia dedicata alla morte di Marilyn Monroe
la morte di
Marylin rappresenta, per Pasolini, la morte della bellezza
naturale delle culture travolte dall'omologazione e dalla massificazione,
sopravvissuta come un miracolo nella transizione tra mondo antico
e mondo futuro
e infine sparita come un pulviscolo d'oro
Del mondo
antico e del mondo futuro
era rimasta solo la bellezza, e tu,
povera sorellina minore,
quella che corre dietro i fratelli più grandi,
e ride e piange con loro, per imitarli,
tu sorellina più piccola,
quella bellezza l'avevi addosso umilmente,
e la tua anima di figlia di piccola gente,
non ha mai saputo di averla,
perché altrimenti non sarebbe stata bellezza.
Il mondo te l'ha insegnata,
Cosi la tua bellezza divenne sua.
Del pauroso mondo antico e del pauroso mondo futuro
era rimasta sola la bellezza, e tu
te la sei portata dietro come un sorriso obbediente.
L'obbedienza richiede troppe lacrime inghiottite,
il darsi agli altri, troppi allegri sguardi
che chiedono la loro pietà! Cosi
ti sei portata via la tua bellezza.
Spari come un pulviscolo d'oro.
Dello stupido mondo antico
e del feroce mondo futuro
era rimasta una bellezza che non si vergognava
di alludere ai piccoli seni di sorellina,
al piccolo ventre cosi facilmente nudo.
E per questo era bellezza, la stessa
che hanno le dolci ragazze del tuo mondo...
le figlie dei commercianti
vincitrici ai concorsi a Miami o a Londra.
Spari come una colombella d'oro.
Il mondo te l'ha insegnata,
e cosi la tua bellezza non fu più bellezza.
Ma tu continuavi a essere bambina,
sciocca come l'antichità, crudele come il futuro,
e fra te e la tua bellezza posseduta dal Potere
si mise tutta la stupidità e la crudeltà del presente.
La portavi sempre dietro come un sorriso tra le lacrime,
impudica per passività, indecente per obbedienza.
Spari come una bianca colomba d'oro.
La tua bellezza sopravvissuta dal mondo antico,
richiesta dal mondo futuro, posseduta
dal mondo presente, divenne un male mortale.
Ora i fratelli maggiori,
finalmente, si voltano,
smettono per un momento i loro maledetti giochi,
escono dalla loro inesorabile distrazione,
e si chiedono: "E' possibile che Marilyn,
la piccola Marilyn, ci abbia indicato la strada?"
Ora sei tu,
quella che non conta nulla, poverina, col suo sorriso,
sei tu la prima oltre le porte del mondo
abbandonato al suo destino di morte.