LA QUESTIONE ROMANA

Tra il 1860 e il 1929 la storia d’Italia è stata attraversata dalla “questione romana”, ossia dalla questione della legittimità del potere temporale del papato e della sopravvivenza dello Stato della Chiesa, con piena sovranità sulla città di Roma, dopo l’unificazione. La questione romana non ebbe solo un aspetto politico-diplomatico, giacché riguardò anche il ruolo dei cattolici nella società italiana. Infatti, nonostante i contrasti politici e la direttiva papale di non partecipare alle elezioni per il Parlamento (non expedit, 1874), ben presto essi cominciarono ad operare attivamente nella società civile, sulla spinta dell’enciclica Rerum novarum (1891) di Leone XIII, nella quale veniva affrontata la problematica sociale. All’inizio del Novecento, a seguito dell’attenuazione del non expedit (1904), del patto Gentiloni (1913) e della fondazione del Partito popolare (1919), l’inserimento dei cattolici nella vita politica italiana si realizzò a pieno. Tuttavia, la questione romana si trascinò formalmente fino al 1929, allorché fu risolta con la firma dei Patti lateranensi. Il percorso ripercorre le tappe del contrasto tra Chiesa e stato, sia illustrandone gli aspetti storico-politici, sia accennando alle trasformazioni della società italiana in un periodo cruciale per il nostro paese.

IN QUESTO APPROFONDIMENTO TRATTEREMO SOLO LA PRIMA FASE DEI RAPPORTI STATO-CHIESA, FINO ALLA MORTE DI PIO IX NEL 1878

L’Unità d’Italia e lo Stato della Chiesa
La proclamazione del Regno d’Italia (17 marzo 1861) si accompagnò, negli ambienti politici italiani, all’affermazione della necessità che Roma divenisse capitale del Regno, ma il percorso apparve subito accidentato. Da un decennio, infatti, esistevano forti contrasti fra il Regno di Sardegna e lo Stato della Chiesa: a partire dal 1850 i governi guidati da Massimo Taparelli D’Azeglio (1798-1866) e Camillo Benso conte di Cavour (1810-1861) avevano varato una serie di misure che avevano portato all’espulsione dei gesuiti e alla soppressione di ordini e congregazioni religiose. Nel 1860, ispirandosi al giurisdizionalismo riassunto da Cavour attraverso la formula «libera Chiesa in libero stato»), il nuovo stato unitario aprì delle trattative con la Santa Sede, attraverso un dialogo segreto con il segretario di stato cardinale Giacomo Antonelli (1806-1876). La morte di Cavour e la diffidenza di Pio IX (1792-1878, papa dal 1846) posero però fine a qualsiasi negoziato.
Pio IX era ostile al nuovo stato sia perché aveva sottratto militarmente allo Stato della Chiesa i territori delle Legazioni pontificie, sia perché vedeva in esso la concretizzazione di quelli che giudicava i “mali” del secolo, liberalismo e democrazia; sia, infine, perché pensava che la Chiesa, ricevendo da Dio la propria autorità, fosse superiore a qualsiasi governo terreno. Ogni limitazione alla sua attività era perciò un atto diretto contro la religione.
Tra il Regno d’Italia e la Santa Sede cominciò un periodo di reciproca diffidenza. In diversi paesi europei i seguaci del principio di nazionalità e dell’autodeterminazione dei popoli spesero molte parole per sostenere la causa del popolo italiano, criticando il governo temporale del papa, considerato anacronistico. Tuttavia, Pio IX poteva avvalersi, oltre che dell’appoggio del mondo cattolico, dell’aiuto militare di Napoleone III (1808-1873), che dal 1860 protesse i territori dello Stato della Chiesa.


Dalla Convenzione di settembre (1864) a Porta Pia (1870)
Nel 1864 un accordo italo-francese, la Convenzione di Settembre, stabilì che la Francia dovesse lasciare militarmente lo Stato pontificio entro il 1868, e che l’Italia dovesse rinunciare a Roma capitale. Tale rinuncia doveva essere dimostrata spostando la capitale del Regno d’Italia da Torino ad un’altra città (la capitale fu trasferita a Firenze all’inizio del 1865). Il papa, sentendosi sempre più isolato, reagì con un inasprimento dottrinario, espresso attraverso la proclamazione del dogma dell’Immacolata concezione (8 dicembre 1864) e la promulgazione dell’enciclica Quanta cura. Allegato all’enciclica vi era il Syllabus, un elenco degli errori della modernità, fra cui c’erano il liberalismo e la democrazia.
I rapporti fra stato e Chiesa divennero sempre più tesi, anche a causa del fatto che l’Italia si alleò con la Prussia, contro la cattolica Austria, durante la guerra austro-prussiana del 1866. Nel 1867 il governo di Urbano Rattazzi (1808-1873) approvò, inoltre, una serie di leggi che colpivano le proprietà ecclesiastiche. Ad ottobre, sull’onda di una crescente campagna per Roma capitale, Giuseppe Garibaldi (1807-1882), alla testa di un esercito di volontari, invase lo Stato pontificio. Il governo italiano mantenne un atteggiamento ufficialmente neutrale, ma sostanzialmente benevolo. L’esercito garibaldino venne però sconfitto il 3 novembre 1867 a Mentana dalle truppe pontificie e dai soldati francesi inviati da Napoleone III. Di conseguenza, l’imperatore di Francia, irritato per l’atteggiamento ambiguo tenuto dal governo italiano, ristabilì un contingente di truppe a difesa del papa. Pio IX giudicò la disfatta dei garibaldini a Mentana come un segno dell’azione della Provvidenza.
L’episodio segnò una grave sconfitta per i seguaci di Garibaldi e Giuseppe Mazzini (1805-1872). Intanto, l’8 dicembre 1869, Pio IX apriva solennemente a Roma il Concilio ecumenico Vaticano I, nel corso del quale proclamò il dogma dell’infallibilità papale, suscitando l’irritazione di Napoleone III, lo sconcerto della corona austriaca e degli esponenti del cattolicesimo liberale. Infine, la guerra franco-prussiana, scoppiata nel luglio del 1870, provocò l’abbandono di Roma da parte delle truppe francesi. Il governo italiano, dopo qualche titubanza, ordinò all’esercito, guidato dal generale Raffaele Cadorna (1815-1897), d’invadere lo Stato pontificio e il 20 settembre 1870 fu aperta una breccia nelle mura di Roma all’altezza di Porta Pia. L’esercito pontificio si arrese dopo una breve resistenza che provocò alcune vittime da entrambe le parti. Roma sarebbe diventata capitale d’Italia il 1° luglio 1871.
Pio IX si rinchiuse per protesta in Vaticano, dichiarandosi prigioniero dello stato italiano e inaugurando un atteggiamento di chiusura (intransigentismo). Nel 1874 fu enunciato il “non expedit”, con il quale il papa espresse parere negativo circa la partecipazione dei cattolici italiani alle elezioni e alla vita politica dello stato (ma non impedì la partecipazione alle elezioni amministrative). Nello stesso anno venne fondata l’Opera dei Congressi, fedele a rigide posizioni dottrinarie, con il compito di coordinare le diverse associazioni cattoliche. Pio IX morì nel 1878. Gli succedette Leone XIII (1810-1903). Nel frattempo, il parlamento italiano aveva approvato il 13 maggio del 1871 la legge delle guarentigie, che stabiliva le prerogative del pontefice (al quale venivano riservati il libero esercizio del potere spirituale e l’immunità dei luoghi in cui risiedeva). Essa non venne riconosciuta dalla Santa Sede, ma rimase in vigore in pratica fino al 1929.

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