GLI IDILLI


I Canti (prima fase-gli idilli)

La produzione in versi di Leopardi è perlopiù raccolta nei Canti, la cui edizione definitiva contiene 41 composizioni e fu pubblicata postuma, nel 1845, a cura del Ranieri. I Canti non hanno una struttura narrativa come il Canzoniere di Petrarca, ma uno sviluppo è pur rintracciabile, e riguarda l'atteggiamento del soggetto e le sue posizioni filosofico-esistenziali; si va dall'impegno eroico-agonistico delle prime canzoni civili, al titanismo tragico delle due canzoni del suicidio, al confronto con i temi della memoria, della natura e del senso della vita degli idilli e dei canti pisano-recanatesi, fino al coraggioso messaggio di solidarietà sociale contenuto nella Ginestra. In parallelo alle canzoni civili procede la ricerca esistenziale degli idilli, mentre nella fase più matura, tra i grandi canti e la Ginestra, si colloca la meditazione dolente e sdegnata sui temi dell'amore travagliato per Aspasia e della morte nelle cosiddette canzoni sepolcrali.
Le novità dei Canti sono nel metro della canzone leopardiana, che alterna liberamente endecasillabi e settenari alla ricerca di un intenso e nuovo effetto musicale, ma anche nella sintassi, che svolge le forme di un pensiero poetante che unisce l'elemento esistenziale a quello filosofico in una continua e mai interrotta ricerca di senso.

PRIMA FASE - comprende le produzioni dal 1818 al 1822 e segue due direzioni di ricerca: le canzoni civili e gli idilli; questi ultimi in particolare vedono lo sviluppo di una poesia sentimentale, ma anche un bisogno di espressione esistenziale e la tendenza alla riflessione filosofica; le canzoni civili sono espressione di un classicismo impegnato e civile e sviluppano soprattutto temi patriottici.
Artisticamente più rilevanti sono infine le due canzoni del suicidio (l'Ultimo canto di Saffo e Bruto minore) che svolgono il tema del suicidio civile ed esistenziale, concludendo in qualche modo la stagione poetica del primo Leopardi.
Riportiamo opportunamente parafrasati e commentati, i due idilli la cui lettura è stata affrontata in classe:



COMMENTO:
1) La poesia si regge su una serie di sensazioni stranianti, che proiettano il poeta in dimensioni spazio-temporali inconsuete ( interminati spazi, sovrumani silenzi, e profondissima quïete ). La frequentazione abituale del luogo che preclude la vista dell'orizzonte, la siepe come ostacolo dato allo svariare dello sguardo, determinano l'attività dell'immaginazione. Così egli riesce a prefigurare una dimensione sovrumana dello spazio e del tempo, dilatati in un prima indefinito e proiettati in un futuro altrettanto non circoscrivibile.

2) Il secondo momento coincide con il raffronto mentale ed emozionale di questa sensazione indescrivibile, operata nella dimensione del ricordo involontario < e mi sovvien l'eterno, e le morte stagioni >, con la netta percezione del presente e dei suoi segni ben decifrabili < e la presente e viva, e il suon di lei.>

3) La sensazione di infinito spazio-tempo, che sottrae il corpo e la mente alla percezione troppo circoscritta del presente, è paragonata ad un dolce inabissarsi dell'animo in un'entità vasta e fluida
< s'annega il pensier mio > che è pronta ad abbracciare delicatamente il poeta nella sua vaga ed appagante indeterminatezza < e il naufragar m'è dolce in questo mare>.

COMMENTO - Il chiarore lunare è fissità, luminosità pervasiva e bellezza struggente della natura, poiché in piena notte ridona alla terra la suggestione della luce.
Il giovane Leopardi, attento osservatore di queste atmosfere, non può che esserne estasiato, intenerito fino alle lacrime. La notte infatti, con la sua quiete, rasserenante e fascinosa, pare invitare ad un dialogo intimo con la Natura, pare suggerire un rapporto di pienezza tra l'uomo e le cose altrimenti negato. Leopardi vive questo momento particolarmente intenso della sua sensibilità come idillio, cioè come avventura storica dell'animo, confrontandolo con un’altra situazione emotivamente simile. Il confronto è capace di chiarire le ragioni del persistere della speranza negli adolescenti davanti a spettacoli di intensa bellezza, che suggeriscono un'attesa, seppur vaga ed indistinta, di possibile futura felicità.
A distanza di un anno il poeta torna a contemplare la luna che pende sul monte Tabor e la notte lunare rinnova la stessa sensazione di commozione di fronte alla natura, provata nella passata circostanza. Anche allora la sagoma della luna, il suo volto diafano gli appariva “nebuloso e tremulo” per le lacrime che gli sgorgavano dagli occhi, perché la vita per lui era “travagliosa”, segnata dal dolore come purtroppo è anche ora. Eppure il ricordo del passato, pur nel permanere della sofferenza, gli è di conforto, anche se si accompagna a sensazioni tristi e anche se l’affanno esistenziale ancora dura.

SECONDA FASE (1828-1830) : i canti pisano recanatesi - dopo la fase di aridità e di rinuncia alla poesia del periodo 1823-1827, in cui è impegnato nella riflessione filosofico-esistenziale delle Operette Morali, Leopardi torna a comporre testi poetici elaborando in poche settimane (Aprile 1828) le due poesie Il Risorgimento e A Silvia. Il velo delle illusioni è però ormai caduto e Leopardi si appresta a cantare la
condizione umana che nega il piacere:

da Il Risorgimento

... Dalle mie vaghe immagini
so ben ch'ella discorda
so che natura è sorda
che miserar non sa ...