IL
SISTEMA FILOSOFICO E IL PESSIMISMO
Fin dal 1820 Leopardi è alla ricerca di un suo sistema filosofico;
una ricerca che si confronta con le teorie sensistiche del '700, ma
che aspira a definire un originale concetto del vero,
quindi che si confronta con le aspirazioni romantiche fino a definire
una posizione originale che lo pone a fianco degli esistenzialisti
novecenteschi e di un certo pensiero nichilistico.
Alle origini del suo pensiero si percepisce anche l'influenza di Rousseau,
soprattutto nella definizione del primo pessimismo storico leopardiano.
In sostanza egli muove dalla convinzione che il fine dell'uomo
sia il raggiungimento della felicità, ma non di una
felicità provvisoria e legata al soddisfacimento di bisogni e
pulsioni, bensì una felicità infinita nello spazio
e nel tempo.
La consapevolezza dell'impossibilità di raggiungere ciò
a cui aspira determina nell'uomo il contrario di ciò a cui aspira,
cioè lo stato d'infelicità.
LA
NATURA BENIGNA E LE ILLUSIONI
A questa condizione, che sarebbe insopportabile, pone rimedio la natura
(nella prima concezione leopardiana) che da madre benigna
vela con le illusioni questa condizione dell'uomo, non lo fa soffrire
per il suo destino d'infelicità. Queste illusioni sono presenti
nella poesia degli antichi come nelle fantasie dell'infanzia, abbellivano
la vita dei nostri avi e rallegravano il sogno dei fanciulli. Ma il
processo di civilizzazione le ha distrutte (in questo il richiamo a
Rousseau, al mito del buon selvaggio, dell'età dell'oro etc.)
lasciando l'uomo moderno in una condizione di disperante infelicità.
A questa decadenza dei moderni il giovane Leopardi
vede un rimedio nell'azione eroica (titanismo), attraverso
il disprezzo della vita e il rischio, nel nome di una sfida al destino
che serve a misurare il senso delle cose (poesie del suicidio,
Saffo e Bruto minore).
CRISI DEL SISTEMA DELLE ILLUSIONI E PESSIMISMO COSMICO
Questo sistema
(della natura e delle illusioni) va in crisi negli
anni successivi, in cui consolida il suo materialismo e definisce
compiutamente la sua
teoria del piacere.
Dal travaglio interiore fiorisce una nuova concezione della
natura, colpevole e inadeguata; sono le condizioni stesse della
vita a rendere infelice l'uomo. Il pessimismo, che prima era
legato alla storia, cioè alla degenerazione causata dalla civiltà,
ora è cosmico, cioè insuperabile. La civiltà
conseguita dall'uomo ha smascherato il suo destino di morte, è
quindi coscienza autentica che svela l'inautenticità della condizione
umana e soprattutto delle magnifiche sorti e progressive dell'illusione
di dominare la natura. Essa lascia intravedere l'isolamento egoistico
dell'individuo ed aumenta pertanto l'infelicità umana.
La natura è matrigna. Ma il giudizio sulla civiltà
è ancora irrisolto da parte di Leopardi, il cui pensiero attraversa
a questo punto, tra il 1824 e il 1827, una fase di saggezza distaccata
e scettica.
IMPEGNO
CIVILE E SOLIDARIETA' UMANA: IL MESSAGGIO DE LA GINESTRA
Nell'ultima parte della sua
vita torna in primo piano l'esigenza dell'impegno civile, che si ripropone
come consapevolezza dell'importanza della dimensione sociale nella vita
umana. Il progetto leopardiano diventa così un nuovo progetto
di civiltà: consapevoli del male comune (l'infelicità)
e del nemico comune (la natura), gli uomini devono allearsi per ridurre
il più possibile il dolore e accrescere la felicità consentita
dal loro stato fisico-biologico. E' il messaggio -testamento
de La ginestra.
LA
POETICA: DALLA POESIA SENTIMENTALE ALLA POESIA PENSIERO
- TRA CLASSICISMO E ROMANTICISMO
La poetica di Leopardi inizia
a delinearsi fin dall'età giovanile con il
Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica, in cui interviene
nella polemica tra classicisti e romantici, schierandosi a metà
strada tra le due posizioni contrastanti; rifiuta la pedanteria classicista
ma condanna gli eccessi dei romantici, la loro esasperata ricerca dell'orrido,
e soprattutto la sudditanza nei confronti del vero.
La sua posizione è tuttavia per molti aspetti vicina alle idealizzazioni
di questi ultimi, in particolare alla concezione schilleriana della
poesia ingenua e sentimentale, che esalta appunto la purezza immaginativa
degli antichi, i quali come abbiam visto si muovono ancora dietro il
velo protettivo delle illusioni, non ancora strappato dalla civilizzazione
e dal progresso.
Il sentimento quindi e l'immaginazione
sono gli elementi di prossimità della poetica leopardiana
con il Romanticismo, mentre il suo classicismo
trova nel rifiuto assoluto del presente, nell'imitazione degli antichi,
nel vagheggiamento della poeticità del passato, alcuni punti
di contatto molto evidenti (condanna della modernità e difesa
delle illusioni).
Altri elementi di distanza di Leopardi dal Romanticismo sono il suo
rifiuto dell'irrazionalismo e la sua ideologia schiettamente materialista
(piuttosto che idealista).
LA
POETICA DEL VAGO E DELLE RIMEMBRANZE
Muovendo dalla costitutiva presenza nell'uomo dell'immaginazione, e
dalla tensione di questa verso l'indeterminatezza, la poesia
per Leopardi deve esprimere una tendenziale vaghezza che le
permette di mantenersi libera e di aprirsi prospettive polisemiche (pluralità
di significati).
Da qui la passione e la costante ricerca di Leopardi di vocaboli, di
suoni, di oggetti visivi, che hanno in sé la capacità
di suggerire questa vaghezza. Nello Zibaldone definisce così
una teoria
della visione
e una teoria del suono che definiscono oggetti e situazioni
capaci di suscitare la vaghezza, che è poi il brodo di coltura
dell'immaginazione. La visione di uno spazio limitato, circoscritto,
dove la vista è limitata da un ostacolo, stimola il lavorio dell'immaginazione
che coglie in maniera vaga e indefinita ciò che sta oltre.
Oggetti vaghi e perciò poetici sono anche una nenia che si allontana,
il muggito degli armenti che echeggia nelle valli, lo stormire del vento
tra le foglie. Il bello poetico quindi consiste nel vago e si
esprime non solo in natura, ma anche nelle arti. Non basta.
La poetica del vago e dell'indefinito ha anche una dimensione
temporale; accade nel ricordo vago del passato, in particolare
del passato felice e speranzoso della fanciullezza. Si tratta della
poetica delle rimembranze, per cui la poesia non è
altro che recupero della visione immaginosa della fanciullezza attraverso
la memoria.
Si ha poi un periodo di crisi della fiducia nella
poesia, a partire dal 1823, che determina un nuovo
orientamento, il quale troverà espressione dopo alcuni anni,
nella successiva fase pisano-recanatese, a partire dal 1828, con la
ricomparsa dei noti temi della messa in scena leopardiana (la memoria,
le passioni, i desideri individuali e collettivi), accompagnati però
dalla presenza costante di un controcanto riflessivo che esprime un
bisogno di ragionare, un'esigenza di pensiero. La poetica ora fonde
poesia e filosofia, riconoscimento del bisogno di armonia e di bellezza
e denuncia dei caratteri mistificati e illusori delle sue incarnazioni
storiche. La poesia ha ora il compito non più di illudere, ma
di stabilire il vero e comunicarlo agli uomini.