Le
Opere
La produzione leopardiana è suddivisibile in opere in
prosa e in versi, in testi a carattere più privato e
riservato e testi specificamente destinati alla pubblicazione.
Tra gli strumenti di comunicazione
privata ricordiamo anzitutto il suo epistolario,
composto da 931 lettere, scritte fra il 1810 e il 27 Maggio 1837, diciotto
giorni prima di morire. Molte sono rivolte al padre e ai famigliari
e denotano il difficile rapporto intrattenuto con essi dal poeta. Altre
sono rivolte all'amico Pietro Giordani e hanno un carattere,
se vogliamo, più pubblico, pur affrontando i dilemmi esistenziali
del poeta. L'opera fondamentale per conoscere il pensiero di Leopardi
resta però lo Zibaldone di pensieri, anch'esso
non destinato originariamente alla pubblicazione, fu ricostruito nell'attuale
edizione da Giosuè Carducci tra il 1898 e il 1900.
Si tratta di un vero e proprio diario intellettuale, composto da 4526
pagine, che documenta le riflessioni del poeta tra il 1817 e il 1832;
contiene riflessioni libere, spesso sotto forma di frammento, relative
a questioni di carattere tecnico-filosofico e tecnico-linguistico, tra
cui le teorizzazioni sulla felicità, sul piacere, sulla vaghezza
etc. esposte con uno stile argomentativo con una definizione delle tesi
sostenute sempre provvisoria, tipici aspetti di una scrittura anch'essa
pensata a scopi privati.
Le
Operette morali
Le Operette morali
costituiscono sicuramente l'opera letteraria in prosa più importante
ed elaborata; scritte nel periodo di crisi del sistema delle
illusioni e di riflusso nell'arido vero (a
partire dal 1824) e curate meticolosamente fino alla redazione definitiva
del 1835. Sono 24 dialoghi e storie di argomento filosofico,
taglio satirico, forma di narrazione o di discorso.
Nell'ordine:
1. Storia del genere umano
2. Dialogo d'Ercole e di Atlante
3. Dialogo della Moda e della Morte
4. Proposta di premi fatta dall'accademia dei Sillografi
5. Dialogo di un Folletto e di uno Gnomo
6. Dialogo di Malambruno e Farfarello
7. Dialogo della Natura e di un'anima
8. Dialogo della Terra e della Luna
9. La scommessa di Prometeo
10. Dialogo di un Fisico e di un Metafisico
11. Dialogo di Torquato Tasso e del suo Genio Familiare
12. Dialogo della Natura e di un Islandese
13. Il Parini ovvero della Gloria
14. Dialogo di Federico Ruysch e delle sue mummie
15. Detti memorabili di Filippo Ottonieri
16. Dialogo di Cristoforo Colombo e di Pietro Gutierrez
17. Elogio degli Uccelli
18. Cantico del Gallo Silvestre
19. Frammento apocrifo di Stratone da Lampsaco
20. Dialogo di Timandro e di Eleandro
21. Il Copernico: dialogo
22. Dialogo di Plotino e di Porfirio
23. Dialogo di un Venditore d'almanacchi e di un Passeggere
24. Dialogo di Tristano e di un Amico
TEMI
- Nella Storia del genere umano, fiaba mitologico-allegorica
ambientata nell'epoca arcaica
dell'umanità, Giove manda sulla terra prima alcuni fantasmi (Giustizia,
Virtù, Gloria, Amor Patrio) per addolcire la vita degli uomini,
poi la Verità e infine Amore, unica forza capace di reggere il
confronto con il potere distruttivo di quella. Ma la ricerca della felicità
si dimostra inutile.
La Proposta di premi fatta all'Accademia dei Sillografi
è una prosa duramente sarcastica, che ironizza intorno al mito
del progresso e ne smaschera i valori illusori.
Il Dialogo di un folletto e di uno gnomo deride
l'illusione antropocentrica, mentre nel Dialogo
di Malambruno e Farfarello e in quello della Natura
e di un'anima il tema principale è quello dell'infelicità
umana, che può assumere svariate forme e aspetti, come
mostrato ne La scommessa di Prometeo. Un altro
concetto importante nella riflessione leopardiana è ben esemplificato
nel Dialogo di Torquato Tasso e del suo Genio familiare:
il piacere a cui l'uomo aspira non si dà mai nel presente, ma
viene sempre proiettato nel futuro in forma di speranza o nel passato
in forma di rimpianto, mentre la noia è data dall'impossibilità
a soddisfare nel presente il bisogno di felicità.
Nel celebre Dialogo
della Natura e di un Islandese emerge la completa indifferenza
della natura verso il bene o il male degli uomini; è lei
stessa a ribadire le leggi di uno spietato e rigoroso materialismo,
affermando come suo fine (e in questo richiamando un passaggio celebre
dei Sepolcri foscoliani) il perpetuo circuito di produzione e distruzione
del tutto.
Suggestivo il Dialogo di Federico Ruysch e delle sue mummie,
che si apre con un coro di fantasmi e si sviluppa in un dialogo che
porta alla conclusione per cui la morte è un evento piacevole
piuttosto che il contrario, perché riduce e annulla la sensibilità,
il desiderio del piacere, l'insoddisfazione del desiderio (i mali peggiori).
Nel Dialogo di Cristoforo Colombo e di Pietro Gutierrez
emerge invece la necessità dell'azione, considerata il modo migliore
per incrementare la vitalità, mentre nell'ultima operetta,
Il Cantico del gallo silvestre sono riassunti alcuni dei
temi portanti di tutto il libro: la radicale materialità dell'esistenza,
il prevalere insensato del male e del dolore, l'assenza della felicità,
la superiorità della morte sulla vita, del sonno sulla veglia,
dell'incoscienza sulla coscienza, del non essere sull'essere.
Successivamente, tra la prima
e la terza edizione delle operette, Leopardi compose altri due testi:
Il Copernico e il Dialogo di
Plotino e Porfirio. Il secondo in particolare tratta i
temi della morale del suicidio e della morale pragmatica e sociale,
che riprenderà nell'ultima parte della sua vita.
Ed ancora prima della terza edizione compone altre due operette: il
Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere
e il Dialogo di Tristano e di un suo amico.
Ed è il Tristano ad occupare la posizione conclusiva: il tema
è quello della critica all'ottimismo delle ideologie
dominanti, il valore sta invece negli accorgimenti stilistici
e retorici, quali la forma della finta ritrattazione o palinodia attribuita
al protagonista del dialogo e nello stile antifrastico e ironico che
caratterizza tutto il testo.
Rispetto alle operette della prima edizione (1824) è mutato il
tono complessivo del pessimismo leopardiano e al rifiuto dei miti dominanti
si accompagna ora un sentimento di pietà e di adesione fraterna
alle sorti del genere umano.
ELEMENTI
STILISTICI E FORMALI DELLE OPERETTE - La
fase in cui furono composte le Operette morali segna l'inizio di un
provvisorio disimpegno civile e di distacco, cui ben si addice
il registro corrosivo dell'ironia.
Il fine dell'opera è quello di mostrare il vero,
ma anche di irridere a tutte le sue mistificazioni illusorie
e colpevoli.
Questo spiega il significato del titolo: morali
perché servono a mostrare nuovi atteggiamenti possibili
all'uomo; operette per denotare l'abbassamento
stilistico dal registro filosofico a quello satirico.
Prevale quindi il registro comico-satirico; la forma
dei dialoghi è ispirata al modello classico di Luciano di Samosata,
ma in realtà nell'opera leopardiana assistiamo ad una contaminazione
di generi e alla varietà stilistica conseguente.
Si va perciò da un registro lirico-alto a uno filosofico-medio,
a uno, infine, realistico- basso, colloquiale, arrivando a definire
una lingua filosofica moderna.
Particolare marca stilistica è l'uso frequente dell'ironia,
che muove da un intento dissacratorio, e insieme al riso assume nell'opera
una funzione liberatoria e positiva. Il riso è infatti per L.
uno dei pochi modi concessi all'uomo per accrescere la propria vitalità,
cioè per dare all'esistenza un significato.
Obiettivi delle Operette sono pertanto:
1- rappresentare senza veli la necessità del dolore per gli uomini;
2- smascherare e deridere le illusioni consolatorie;
3- additare un modello di reazione all'infelicità (nell'azione
e nella passione umana).