L'ETA' E LA CULTURA DEL ROMANTICISMO


L'ETA' E LA CULTURA DEL ROMANTICISMO
IL GENERE ROMANZO

Questa è un'unità di raccordo con il programma dell'anno passato, ed è proposta sotto forma di questionario con risposte.

D- In che contesto storico-culturale s’afferma il Romanticismo e cosa indica il termine “romantico”? Attraverso quali tappe si diffonde il movimento in Europa (e in Italia)?

R. Il Romanticismo s’afferma nel bel mezzo della cosiddetta “Età delle Rivoluzioni” ed in particolare dopo il Congresso di Vienna, quando inizia la Restaurazione. Il termine romantico ha diversi significati, ma in questo periodo prevale quello che lo identifica con il rapporto sentimentale dell’Io con la natura e il paesaggio.
Il movimento romantico nasce in Germania, con la rivista Atheneum, e si diffonde prima in Inghilterra e Francia, successivamente in Italia, grazie ai contributi di Madame de Stael e del Berchet.

D - Quali cambiamenti di tipo sociale ed economico caratterizzano questa età?

R. In questo periodo assistiamo ad una prima diffusione dell’industrializzazione, della ferrovia e di altre innovazioni e a un progressivo popolamento dell’area urbana, dovuto anche alla crescita generalizzata della popolazione. La diffusione delle fabbriche comporta un profondo rinnovamento della struttura sociale. In questo periodo nasce la nuova classe sociale del proletariato urbano, narrato nei romanzi di Dickens, e protagonista secondo Marx del futuro scontro con la borghesia per la riappropriazione dei mezzi di produzione.

D - Come evolve politicamente la situazione in Europa e in Italia?

R. In Europa durante l’età del Romanticismo vi sono moti e rivolte contro le politiche reazionarie volute dal Congresso di Vienna. Si affermano i movimenti nazionalisti che lottano per l’indipendenza delle rispettive nazioni dai poteri tradizionali. In Francia nel 1830 la restaurazione è battuta dalla rivoluzione liberale orleanista. Nel 1848 i movimenti democratici provocano un’insurrezione generalizzata in tutte le capitali europee. Si punta ad ottenere regimi costituzionali. In Italia l’indipendenza e l’unità nazionale arriva nel 1861, dopo numerose guerre contro l’impero austroungarico.

D - Quale ruolo e funzione assumono gli intellettuali in questo contesto? Quali sono gli strumenti utilizzati e quali le posizioni politiche emergenti?

R. In questo contesto l’intellettuale assume il ruolo di guida della nazione nel processo di liberazione ed indipendenza. La sua opera deve influenzare l’opinione pubblica spingendola a dotarsi di una coscienza nazionale.
La sua è quindi una funzione prettamente ideologica. Gli strumenti utilizzati sono i giornali e le riviste, come il Conciliatore, il Politecnico, l’Antologia. Le posizioni politiche emergenti sono quelle dei moderati (liberali), dei democratici, dei repubblicani e (ma in Italia solo molto più tardi) dei socialisti. In Italia vi sono anche posizioni neoguelfe, che vedono la possibilità di un ruolo politico attivo del Papa, ai fini dell’unificazione della nazione.

D - Come cambia l’immaginario in età romantica? Come è visto il rapporto tra l’uomo e la natura, tra l’io e il mondo?

R. Nell’età romantica, per reazione all’imporsi di un’immagine del mondo tutta razionale e di una natura ormai matematizzata e dominata dall’uomo, s’impone una rivalutazione dell’irrazionale, dell’assoluto, del mistero, dei sentimenti e della fede religiosa. La natura è questo spirito; essa è l’ assoluto, ma tra l’uomo e lei non c’è più sintonia e simbiosi bensì scissione e contrasto. La ricerca quindi si rivolge verso l’interiorità per ritrovare dentro di sé quest’assoluto. La sehnsucht è lo struggimento, il male del mondo che è malattia dell’anima. Prevale quindi un complessivo sentimento di estraneità dell’artista nei confronti del mondo.

D - A cosa si affida il poeta romantico e cosa esprime nella sua arte? Quali capacità ha la poesia e verso quali forme tende?

R. Il poeta si affida prevalentemente al sentimento; la sua poesia è infatti detta sentimentale (Schiller). Nella sua arte esprime il dissidio con la realtà e la tensione verso l’infinito. La poesia ha la capacità di sanare appunto questo dissidio e di cogliere l’universale, cioè l’assoluto, ciò che vale al di là di ogni tempo e ogni limitazione. Le forme quindi non possono essere quelle della tradizione, ingabbiate in schemi di regole compositive, ma sono quelle tipicamente antiletterarie del romanzo e della lirica (verso sciolto). Le poetiche dominanti sono quelle simboliste per la poesia e realiste per il romanzo.

D - Quali sono le arti privilegiate del Romanticismo e per quale motivo?

R. Sono la musica e la pittura. La prima per la capacità di esprimere le emozioni più pure, per il suo rapporto stretto con la parola, per il suo potere evocativo di sentimenti; la seconda, soprattutto per la capacità di rievocare la natura selvaggia e primigenia (prevalgono infatti i paesaggi), la sua capacità di drammatizzare ed evocare profondi sentimenti religiosi.

D - Quali sono i caratteri del romanticismo italiano e quali sono le tendenze contrapposte che si cercano di conciliare?

R. Il romanticismo italiano condivide i caratteri del movimento europeo, cioè il gusto per il Medioevo, il ritorno alla religione cristiana, l’interesse per il popolo e la storia. A questi va aggiunta la polemica contro la tradizione classicista.
Da noi ha maggior sviluppo il filone realista, mentre quello esistenzialista ha in Leopardi una figura sui generis, che condivide alcuni tratti come l’approccio esistenziale e la scissione tra uomo e natura, ma per altri versi si ricollega al classicismo e al materialismo illuministico. Ed è proprio il Classicismo a contrapporsi al Romanticismo in questa fase storica, contrapposizione alla cui mediazione sono impegnati gli intellettuali del Conciliatore.

D - Quale genere letterario s’impone in questo periodo e perché? Quali effetti produce sugli altri generi letterari e sul sistema in generale?

R. Il genere letterario che domina l’età del Romanticismo è il romanzo. Il suo successo dipende dal trionfo della borghesia, che diventa protagonista delle storie raccontate (nel romanzo borghese e in quello sociale) oltre che essere pubblico. E l’aumento del pubblico è la prima causa del suo successo. Il trionfo del romanzo, che inizialmente è romanzo storico, dipende anche dall’importanza della storia per gli uomini di quell’età e si collega al gusto tipicamente romantico per il medioevo.
Tutti i generi letterari vanno incontro ad una sorta di romanzizzazione, cioè subiscono l’influenza del romanzo a livello tematico e stilistico.

D - Quali sono i caratteri del romanzo come genere letterario?

R. Il romanzo è un genere antiletterario, senza un modello precostituito, nasce dalla mescolanza di stili, cioè dalla sperimentazione, presuppone un “patto narrativo” tra autore e lettore consistente nell’accettazione della finzione da parte del lettore, sulla sua rinuncia all’incredulità. Inoltre, come già ribadito, presuppone un vasto pubblico di lettori che, acquistando e leggendo il romanzo, contribuiscano a tener vivo quel mercato editoriale la cui esistenza permette allo scrittore di cimentarsi nella produzione. Il romanzo è quindi un genere moderno che si rivolge non più ad un pubblico elitario ed aristocratico, ma ad un pubblico potenzialmente sempre più vasto e tendenzialmente borghese.

D - Indica i principali autori e sottogeneri del romanzo ottocentesco in Inghilterra, Usa, Francia, Germania e Russia.

R. I principali sottogeneri del romanzo sviluppatisi in età romantica sono il romanzo storico di Scott (Inghilterra) e Manzoni, ma anche di Hugo e Puskin in Francia e Russia, il romanzo realistico e sociale di Dickens, Balzac e Stendhal in Inghilterra e Francia, il romanzo confessione, il romanzo di formazione, i racconti ed i romanzi fantastici (Musset, Poe, Hoffman, Goethe). Ricordiamo le trame di Ivanohe, Oliver Twist, Moby Dick, Cime Tempestose, I miserabili e Notre Dame de Paris. Da ricordare in Italia il successo del sottogenere detto romanzo d’appendice o feulleiton.

D - La questione linguistica fu affrontata dagli intellettuali italiani da posizioni diverse. Quali furono le principali contrapposizioni? E quale il fine comune?

R. In età romantica il problema sentito da tutti gli intellettuali era quello di dotarsi di una lingua d’uso comune e di una lingua letteraria nazionali. Se questo era il fine, le posizioni assunte furono diverse e contrapposte. Ricordiamo quella di Manzoni, che era favorevole a fare del toscano la base comune delle due lingue, mentre il Berchet e gli intellettuali del Conciliatore erano più aperti agli apporti di diverse parlate. Il linguista Ascoli era più vicino a questa posizione in quanto credeva in una spontanea evoluzione ed unificazione del linguaggio nazionale, a seguito dei processi di unificazione. Tutti costoro erano comunque schierati contro le posizioni puriste dei classicisti.


riferimenti bibliografici

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