LA CRISI DI FINE SECOLO


La crisi di fine secolo

Dopo la sconfitta di Adua il governo del paese fu affidato dal re al marchese Rudinì, che governò con moderazione ma senza riuscire ad allentare le forti tensioni sociali. Lo schieramento conservatore, capeggiato da Sidney Sonnino premeva per un ritorno allo Statuto, cioè per un governo autoritario che fosse in grado di ristabilire l'ordine turbato dalle proteste sociali.
Si arrivò così al maggio del 1898, quando l'esercito, guidato dal generale Bava Beccaris aprì il fuoco a Milano contro i manifestanti che protestavano per il rincaro del pane, provocando una strage con oltre 80 morti.
Questo episodio segnò la fine del governo Rudinì e la nascita di un governo guidato dal generale Pelloux, che governò con intenti puramente repressivi, suscitando una forte opposizione sia nel Parlamento che nel paese.
Dopo il suo governo fu la volta del moderato Giuseppe Saracco, durante il cui dicastero la crisi politica toccò il culmine con l'assassinio del re Umberto I, avvenuto il 29 luglio 1900 a Monza, ad opera dell'anarchico Gaetano Bresci.
Con l'ascesa al trono di Vittorio Emanuele III si ebbe la svolta: al governo tornarono Giuseppe Zanardelli e soprattutto Giovanni Giolitti, l'uomo destinato a segnare la storia d'Italia nel successivo quindicennio.


riferimenti bibliografici
F. Bertini STORIA -FATTI E INTERPRETAZIONI VOL. 2
PAG. 456-457