LA SINISTRA AL GOVERNO IN ITALIA


LA SINISTRA AL GOVERNO IN ITALIA

La politica economica e finanziaria dei governi della destra storica alternatisi al potere dall'Unità al 1875 aveva generato un profondo malcontento tra i ceti meno abbienti. Il pareggio di bilancio era costato al popolo lacrime e sangue e inevitabilmente costò al governo la perdita del consenso.
Al potere andò uno schieramento composito, guidato dalla sinistra storica, cioè dagli eredi politici di Mazzini e Garibaldi, il cui leader era il primo ministro Agostino Depretis.

Il programma di governo di Depretis, esposto nel discorso di Stradella, prevedeva:

  • L'obbligatorietà dell'istruzione elementare
  • L'estensione del diritto di voto
  • L'abolizione della tassa sul macinato e una riforma fiscale che introducesse la tassazione progressiva
  • Nuove politiche sociali in difesa dei ceti meno abbienti e delle classi lavoratrici

Di questo programma il primo punto venne attuato con la Legge Coppino del 1877 che alzò a 3 anni l'obbligo dell'istruzione elementare, ma che rimase largamente inapplicata nelle regioni del sud.
Il secondo punto venne attuato nel 1882 con la riforma elettorale, che stabiliva il diritto di voto per i maschi che avessero compiuto i 21 anni, pagassero almeno 19 lire d'imposta e fossero alfabetizzati; il numero dei votanti passò così da 500 mila a 2 milioni.
Tuttavia il patto sociale tra agrari del Sud e industriali del Nord vanificò gli sforzi d'introdurre serie riforme sociali, instaurando nella politica italiana la pratica deleteria del trasformismo politico che resterà una triste costante fino ai giorni attuali.

PRIMA INDUSTRIALIZZAZIONE
E comunque gli anni del potere della sinistra storica videro un primo decollo industriale del paese, soprattutto nei settori tessile, chimico, siderurgico ed elettrico, con la nascita di industrie storiche come la Montecatini, la Edison e la Terni.
Dette attività saranno fin d'allora concentrate in quello che verrà chiamato il triangolo industriale: Milano-Torino-Genova.
Gli anni del governo Depretis coincisero con la grande depressione e anche l'agricoltura italiana ne subì le conseguenze negative con un calo della produzione e delle esportazioni, dovuta quest'ultima anche alla guerra doganale con la Francia, che ebbe come conseguenza anche il riavvicinamento dell'Italia all'Austria (stipula della Triplice Alleanza nel 1882. La sinistra provò a rilanciare la politica estera con la spedizione coloniale in Eritrea, dove però trovò la fiera opposizione delle tribù locali, che inflissero ai nostri soldati una prima dura sconfitta a Dogali nel 1887.

CRESCE LA PROTESTA SOCIALE
Nel frattempo cresceva la protesta sociale, soprattutto tra i ceti operai. In quegli anni sorgono i primi partiti operai, che precedono la nascita del Partito Socialista italiano, fondato da Andrea Costa a Genova nel 1895.(QUESTIONE SOCIALE)

IL PRIMO GOVERNO CRISPI
Alla morte di Depretis (1887) il re affidò l'incarico di formare il nuovo governo a Francesco Crispi, siciliano, ex mazziniano e garibaldino, protagonista a Palermo della spedizione dei Mille, convertitosi alla monarchia e divenuto un acceso nazionalista, anticlericale e antisocialista. La sua politica ricalcò quella di Bismarck e si caratterizzò per l'accentramento dei poteri nelle mani del primo ministro e la riduzione delle funzioni parlamentari (AUTORITARISMO).

PROVVEDIMENTI DEL GOVERNO CRISPI
Pur abolendo la pena di morte e riconoscendo un limitato diritto di sciopero (nuovo codice penale Zanardelli 1889), il suo governo è ricordato soprattutto per la dura repressione della protesta sociale, scoppiata nei primi anni '90 proprio nella sua Sicilia: la rivolta dei Fasci siciliani, che vedeva protagoniste forze popolari molto eterogenee, unite nella protesta contro la politica sociale e fiscale del governo, fu duramente repressa con l'invio di un contingente militare di 50 mila soldati nel 1894.
Ma il governo Crispi, che è ricordato anche per la sua forte opposizione alla Chiesa e per la fondazione della colonia di Eritrea, cadrà proprio sulla politica coloniale, dopo la tragica sconfitta delle truppe italiane ad Adua il primo marzo del 1896.

IL PRIMO GOVERNO GIOLITTI
Tra il primo e il secondo governo Crispi, si ebbe la prima esperienza di un abile uomo politico piemontese, Giovanni Giolitti, che si distinse per la ricerca di nuovi equilibri politici e una prima cauta apertura verso le forze sociali: fu infatti in questa prima esperienza giolittiana che venne introdotto nell'ordinamento italiano la tassazione progressiva sul reddito. Gli stessi forti movimenti di protesta operaia e contadina furono tollerati da Giolitti, il quale intendeva aprire un dialogo con le nascenti organizzazioni politiche e sindacali. La sua esperienza politica fu però bruscamente interrotta dallo scandalo della Banca Romana, in cui rimase invischiato e che lo costrinse a rassegnare le dimissioni. Il suo progetto politico sarebbe tornato d'attualità dopo la grave crisi politica che colpì il paese negli ultimi anni del secolo.



riferimenti bibliografici
F. Bertini STORIA -FATTI E INTERPRETAZIONI VOL. 2
PAG. 448-457