Il protagonista
del processo di unificazione tedesca fu Otto von Bismarck,
che divenne cancelliere tedesco nel 1862 con il sostegno della borghesia
industriale e dell'aristocrazia terriera degli junker
Il cancelliere governò senza il parere del Parlamento, ispirandosi
ai principi di quella che sarà chiamata Real Politik, cioè
di una politica estera irrispettosa delle regole scritte e non scritte
della diplomazia europea. Nel 1866 scatenò il conflitto contro
l'Austria, risolvendo con le armi l'antica questione della piccola o
grande Germania. La vittoria di Sadowa segnò il declino dell'influenza
austriaca sulla Confederazione tedesca, che passò invece sotto
il controllo prussiano.
A questa guerra partecipò anche l'Italia, alleata della Prussia,
che pur sconfitta nelle battaglie di Lissa e Custoza,
ottenne l'annessione del Veneto al termine della Terza guerra
d'indipendenza.
Pochi anni dopo Bismarck provocò un incidente diplomatico che
spinse la Francia a dichiarare guerra alla Prussia. La sciagurata decisione
di Luigi Napoleone segnò la fine del secondo impero francese
con la sconfitta di Sedan (estate 1870) e la successiva proclamazione
del Reich tedesco (gennaio 1871) a capo del quale si pose il
Kaiser prussiano Guglielmo I.
Anche questa
guerra ebbe conseguenze rilevanti per l'Italia. Nell'estate
del 1870 infatti, venuto meno il principale ostacolo alla liberazione
di Roma, cioè l'imperatore francese che già nel 1849 e
nel 1867 aveva restaurato e difeso con le armi il trono papale, l'esercito
italiano potè occupare la futura capitale il 20 settembre, incontrando
scarsa resistenza.
Successivamente Roma divenne la capitale del regno d'Italia,
mentre al papa, con la Legge delle Guarentigie, furono concessi i palazzi
del Vaticano, di Castel Gandolfo e un consistente appannaggio in denaro.
Iniziava la lunga contrapposizione tra Stato e Chiesa ricordata dagli
storici con il nome di Questione romana e che sarà risolta definitivamente
solo nel 1929 con il concordato tra il governo fascista e la Santa Sede.