L'EUROPA DI FINE SECOLO


L'EUROPA DI FINE SECOLO

IL NAZIONALISMO DI FINE SECOLO
L'Europa di fine secolo vede la riaffermazione dell'ideologia nazionalista in tutti i paesi. Si tratta però di un nazionalismo diverso da quello romantico, perchè caratterizzato da uno spirito aggressivo, espansivo e antagonistico nei confronti dei popoli stranieri, più che dalla tendenza ad affermare le caratteristiche culturali e sociali di una nazione.
In Russia assume la forma del panslavismo con l'obiettivo di risvegliare la coscienza nazionale unitaria dei popoli slavi cristiano-ortodossi e realizzare la loro unione politica.
In Francia il nazionalismo ha venature revanchiste, cioè mira al riscatto dell'umiliazione subita dalla nazione con la sconfitta di Sedan.
In Inghilterra si fonda sul mito della superiorità britannica e della sua missione civilizzatrice.
In Germania, dove evolverà verso le forme tragiche del razzismo antisemita e nazista, il nazionalismo rivendica in questa fase uno spazio territoriale e soprattutto coloniale adeguato alle proprie potenzialità economiche.
Esiste infine un nazionalismo ebraico, o sionista, che inizia sul finire del secolo a promuovere il ritorno degli ebrei della diaspora alla Terra Promessa,- e un nazionalismo italiano, che si organizza a partire dal 1910 nell'Associazione nazionalista italiana, mosso dal desiderio di fare dell'Italia una grande nazione come lo fu l'antica Roma. Ideologi di questa tendenza furono tra gli altri Papini, Corradini e D'Annunzio.

LA POLITICA DELLE GRANDI NAZIONI EUROPEE
La Germania, dopo l'unificazione, fu governata per lunghi anni dal cancelliere Bismarck, che le diede un ordinamento federale fondato sulle istitutzioni dell'Imperatore (kaiser), della Cancelleria, del Reichstag (Parlamento) e del Bundesrat, una sorta di camera alta federale di ultima istanza, addetta alla ratifica delle leggi elaborate dai primi due organi.
In questi anni si affermarono in Germania i partiti politici della SPD, del Zentrum (cristiano democratico)e della sinistra liberale, ma il potere rimase nelle mani del partito conservatore di destra, che rappresentava gli interessi dell'aristocrazia agraria degli junker.
Bismarck cercò di ostacolare l'espansione dei primi due partiti di massa, rappresentanti della Chiesa e del proletariato industriale, con interventi legislativi che miravano a sottrarre alla prima molte delle attività e competenze possedute, come l'educazione. La Kultur Kampf ebbe però esiti fallimentari, che consigliarono al cancelliere tedesco di mantenere una linea più morbida nei confronti del movimento operaio, a favore del quale varò una serie di provvedimenti come l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e l'integrazione statale dei contributi previdenziali.
Durante l'età bismarkiana la Germania fu la protagonista del concerto delle nazioni europee con le conferenze tenutesi a Berlino nel 1878 e nel 1884, e promosse una nuova alleanza europea, cui aderirono Austria e Italia, la TRIPLICE ALLEANZA, destinata a durare fino allo scoppio del primo conflitto mondiale.
La politica estera di Bismarck fu orientata totalmente alla ricerca dell'equilibrio europeo, mentre si disinteressò alle sorti coloniali del suo paese. Per questo motivo, con l'ascesa al potere del nuovo imperatore Guglielmo II, il cancelliere dell'unificazione sarà pensionato e sostituito da un governo più vicino alle forze cattoliche e più ostile a quelle socialiste.

In Francia, dopo la sconfitta di Sedan, nacque la TERZA REPUBBLICA, che si dotò nel 1875 di una nuova costituzione. Il potere esecutivo era nelle mani del Presidente della Repubblica, che aveva anche la facoltà di sciogliere il Parlamento, composto da due camere, che deteneva il potere legislativo.
La maggioranza repubblicana uscita dalle elezioni del 1876 portò avanti un programma di riforme moderate che democratizzarono e laicizzarono lo stato, provocando reazioni conservatrici che, cavalcando i sentimenti revanchisti e nazionalisti del paese, tentarono più volte di rovesciare il governo democratico (tentativo di colpo di stato di Boulanger-1889, affare Dreyfus 1894).
Nonostante le frequenti crisi governative (50 esecutivi tra il 1875 e il 1914) la Francia sarà la culla della belle epoque e si avvierà verso un ciclo economico positivo, anche grazie all'espansione del proprio impero coloniale.

In Inghilterra in questa fase si alternano al potere conservatori e liberali. Mentre i primi, guidati dal primo ministro Benjamin Disraeli, riescono a conciliare la politica imperialista con il riformismo sociale, i liberali, guidati da William Gladstone, risultarono più deboli sul piano delle politiche coloniali e pagarono politicamente il fallimento del tentativo di soluzione della questione irlandese. Nasceva inoltre in quegli anni il nuovo partito dei lavoratori, il Labour Party che sottrasse ai liberali una buona parte della loro base sociale.

Austria e Russia erano i due imperi più arretrati d'Europa, e sebbene tentassero d'introdurre riforme nei rispettivi ordinamenti politici (suffragio universale maschile in Austria e riforma agraria in Russia), sembravano avviati verso un inesorabile declino. In questi anni tuttavia la Russia conobbe un tentativo di crescita industriale nel campo dell'industria pesante. L'espansionismo verso oriente, con la sconfitta nel conflitto con il Giappone e la limitata influenza del ceto borghese nelle attività industriali, non permetteranno però al paese di uscire dalla crisi.


 


riferimenti bibliografici
F. Bertini STORIA -FATTI E INTERPRETAZIONI VOL. 2
PAG. 436-447