Nell'età
del trionfo della borghesia e nella successiva fase in cui
si affermano le politiche imperialiste, la filosofia dominante è
quella del positivismo, il cui fondatore è il
filosofo francese Auguste Comte.
Questa filosofia, che si pone in continuità con l'illuminismo
settecentesco, accentua la sua fiducia nella ragione e soprattutto nel
metodo delle scienze sperimentali, delineando una visione ottimistica
e progressiva della storia dell'uomo.
Essa è inoltre convinta che l'applicazione dei principi scientifici
allo studio e alla soluzione dei problemi sociali, sia in grado di evitare
i rischi di una conflittualità sempre più avvertita.
La sociologia, vista come la nuova panacea dei mali sociali, viene ufficialmente
fondata dallo stesso Comte.
Un altro importante rappresentante del positivismo è sicuramente
lo scienziato naturale Charles Darwin, che con la sua
teoria dell'evoluzionismo rompe gli ultimi
tabù e sfata la concezione religiosa dell'uomo come creatura
di Dio, fatta a sua immagine e somiglianza.
Dal darwinismo, che farà molto scalpore nell'Inghilterra
vittoriana del secondo ottocento, gli scienziati della società
deriveranno teorie ancora più discutibili, come il darwinismo
sociale (Spencer) e il moderno razzismo
(Gobineau), che giustificheranno sul piano ideologico
il colonialismo e l'imperialismo di
fine secolo.
In parole povere l'evoluzionismo si applica anche in campo sociale
e quindi è del tutto naturale che vi siano classi sociali e popoli
destinati a dominare e classi sociali e popoli destinati ad essere dominati,
almeno inizialmente.
Se poi si fa un passo avanti si può arrivare all'affermazione
dell'esistenza di una razza superiore, o eletta, la razza ariana, che
presenta caratteri di superiorità morale e intellettuale e che
quindi è destinata a dominare sulle altre.
LA SECONDA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE
Mentre
la prima rivoluzione industriale aveva determinato un miglioramento
dei processi produttivi e la crescita delle imprese capitalistiche,
la seconda rivoluzione industriale, grazie al fecondo
connubio di tecnica e scienza,
portò a scoperte e invenzioni che incisero profondamente sul
costume e sugli stili di vita delle popolazioni, inducendo una profonda
trasformazione sociale che viene chiamata dagli storici avvento
della società di massa .
Le invenzioni del telefono, del grammofono,
della lampadina a incandescenza, avvennero nell'ultimo
quarto di secolo e diedero un forte impulso allo sviluppo dell'industria
e della rete elettrica.
Nella fase immediatamente successiva, a cavallo del nuovo secolo, furono
poi inventati il telegrafo senza fili,
il cinema, l'aspirina e il DDT
in campo chimico. Furono poi scoperti numerosi vaccini
che ridussero l'impatto delle malattie più contagiose, come la
tubercolosi.
Ma l'invenzione più strepitosa fu quella del motore a
scoppio, che combinata con la scoperta l'estrazione e l'utilizzo
del petrolio come combustibile, segnò l'inizio
dell'età dell'automobile.
Insieme a queste scoperte e invenzioni, in questa fase mutò radicalmente
l'organizzazione del lavoro in fabbrica, per opera degli studi teorici
di Frederick Taylor e dell'applicazione in fabbrica
operata da Henry Ford, il primo grande industriale
dell'auto, che applicando il metodo taylorista del lavoro parcellizzato
in catena di montaggio, realizzò il primo modello d'auto destinata
al consumo di massa, la celebre Ford modello T : un'auto
che fu prodotta in milioni di esemplari e che venne venduta per la prima
volta ad un prezzo accessibile perfino agli stessi operai della fabbrica!
LA GRANDE DEPRESSIONE E IL RIASSETTO DEL CAPITALISMO
L'ottimismo
che aveva caratterizzato l'età precedente venne meno a partire
dal 1873, quando l'Europa fu investita da una grave crisi
economica, a cui concorsero diversi fattori: in primo
luogo la situazione finanziaria della Germania, dove
erano affluiti i risarcimenti di guerra pagati dalla Francia dopo la
sconfitta di Sedan e dove si creò una "bolla speculativa"
che travolse il sistema azionario tedesco. Poi anche la crisi
del settore agricolo europeo, con il crollo dei prezzi in Europa,
causato dalla forte concorrenza dei paesi extraeuropei, soprattutto
l'America.
La depressione inflisse un duro colpo alle certezze
liberiste e spinse i governi europei all'adozione di misure
protezionistiche (barriere doganali) nonchè all'intervento
dello stato nell'economia. Come conseguenze si ebbero l'avvio
di un lungo processo di ridimensionamento del settore agricolo, ma anche
la ristrutturazione del sistema capitalistico industriale, con la creazione
di holding, cartelli e trust, frutto della
concentrazione produttiva e della stretta integrazione
tra sistema bancario e sistema industriale; le grandi concentrazioni
capitalistiche instaurarono spesso regimi di monopolio,
superando in questa fase il sistema della libera concorrenza e del libero
mercato.
DEMOGRAFIA ED EMIGRAZIONE
Il periodo
che va dalla guerra franco prussiana alla prima guerra mondiale fu un
periodo di pace e di forte incremento demografico.
Quest'ultimo si ebbe però soprattutto nelle aree arretrate, dove
il tasso di mortalità rimase invariato, mentre aumentò
quello di natalità, anche se l' aspettativa di vita media era
inferiore a quella dei paesi più progrediti; in questi si verificò
una dinamica demografica inversa, con un calo della popolazione, dovuto
a una diminuzione del tasso di natalità, pur in presenza di una
analoga diminuzione del tasso di mortalità. In compenso gli abitanti
di queste aree maggiormente industrializzate avevano un'aspettativa
di vita più lunga e le migliori condizioni complessive attirarono
flussi di contadini in cerca di lavoro nelle fabbriche.
Ma la pressione demografica proveniente dalle
aree del sud Europa fu assorbita soprattutto dall'ondata
migratoria iniziata negli anni settanta e culminata negli anni
10 del novecento, verso il nord e il sud America.