LE CLASSI SOCIALI
NELLA SECONDA META' DEL SECOLO
In questa fase storica
la classe dominante è senz'altro la borghesia,
che completa la sua ascesa plurisecolare nelle aree occidentali maggiormente
sviluppate, come Francia e Inghilterra,
anche se in Germania la guida politica del paese
è ancora nelle mani dell'aristocrazia terriera degli junker.
Nei grandi imperi centrali e in Russia quindi l'aristocrazia
è ancora al potere, pur in presenza di grandiose e movimentate
trasformazioni sociali.
La borghesia non è però una classe sociale compatta
e omogenea; essa viene divisa tradizionalmente in alta borghesia
(ceti imprenditoriali e finanziari), media borghesia
(alti funzionari, dirigenti, professionisti, commercianti), e piccola
borghesia (bottegai, piccoli artigiani e impiegati), pericolosamente
vicina alla classe sociale del proletariato
Il proletariato industriale è la classe sociale
emergente, a sua volta divisa in lavoratori specializzati
e proletariato giornaliero, sempre più in lotta con
la borghesia, mentre il ceto contadino, tradizionalmente
legato ai ritmi e ai cicli naturali ed affetto da un certo fatalismo
religioso, appare come la classe sociale meno dinamica, spesso schierata
a fianco delle forze conservatrici, ma in certi casi anche vicina
al proletariato industriale, soprattutto dove la diffusione di metodi
di lavoro industriale nelle campagne ha creato il ceto bracciantile,
molto simile per condizione lavorativa al proletariato giornaliero.
Vediamo adesso come si va organizzando la lotta di questo ceto in
questi anni di profonde e rapidissime trasformazioni sociali e materiali.
LA
QUESTIONE SOCIALE E IL MOVIMENTO OPERAIO DALLA PRIMA INTERNAZIONALE
ALLA FINE DEL SECOLO
Fin dalla nascita del movimento
socialista, le soluzioni proposte alla questione sociale oscillavano
tra il progetto della rivoluzione e quello delle riforme sociali.
Un tentativo di sintesi delle diverse posizioni fu l'obiettivo della
PRIMA INTERNAZIONALE, grande assemblea di tutte le organizzazioni
operaie europee tenutasi a Londra a partire dal 28 settembre 1864.
Nel discorso inaugurale KARL MARX pose l'obiettivo della distruzione
del sistema capitalistico e della rivoluzione, ma ben presto emersero
divisioni tra le diverse posizioni rappresentate, in particolare con
lo scontro tra Marx e Mazzini e
tra Marx e l'anarchico Bakunin.
Mazzini, rimanendo su posizioni interclassiste, poneva
la questione nazionale al di sopra della questione sociale.
Bakunin, in nome degli ideali anarchici
e libertari, rifiutava la concezione dirigista del partito rivoluzionario
e ancor più la prospettiva di una dittatura del proletariato.
Queste divisioni, unite al fallimento dell'esperienza della Comune
parigina, portarono in breve allo scioglimento della Prima
Internazionale, avvenuto nel 1876. Il dibattito rimaneva
però aperto e ben presto ci sarebbe stata una seconda internazionale.
LA COMUNE DI PARIGI
Fu l'ennesima e ultima esperienza
insurrezionale vissuta dalla capitale francese, dopo le vicende della
rivoluzione del 1789-94 e le rivoluzioni del 1830 e del 1848. L'occasione
che scatenò l'insurrezione fu la sconfitta subita nella
guerra contro i prussiani e le durissime condizioni di pace
che il governo repubblicano aveva dovuto accettare. Dopo l'insurrezione
i rivoltosi governarono nella capitale per mezzo del Consiglio della
Comune eletto a suffragio universale e composto prevalentemente da
rappresentanti dei ceti popolari e piccolo borghese.
Tra le riforme introdotte in questa effimera stagione democratica
ricordiamo la laicità dello Stato, la nazionalizzazione delle
proprietà ecclesiastiche, l'educazione obbligatoria e gratuita,
la gestione cooperativa delle fabbriche.
La Comune tuttavia non riuscì ad imporsi al
di fuori della capitale francese e fu prontamente repressa
dall'esercito francese costituito grazie alla precipitosa
liberazione dei prigionieri di guerra da parte della Prussia.
Nella settimana di sangue (21-28 maggio 1871) al prezzo di
oltre 20 mila morti, la città venne espugnata e l'ordine ristabilito.
LA NASCITA DEI
PARTITI SOCIALISTI E LA SECONDA INTERNAZIONALE
Nell'ultima parte del secolo
la centralità assunta dalla questione sociale portò
alla nascita di numerosi partiti socialisti e organizzazioni
sindacali con l'obiettivo della difesa politica degli interessi operai.
Il primo e più grande di questi partiti fu la SPD tedesca,
fondato a Gotha nel 1875 con la fusione di due organizzazioni:
l'Associazione generale degli operai tedeschi e il Partito socialista
democratico dei lavoratori.
Nel suo programma politico la SPD proponeva un piano di riforme
graduali, basato sul suffragio universale, l'estensione delle libertà
politiche e l'organizzazione di cooperative operaie coordinate
dallo Stato. Questo programma non poteva piacere a Karl Marx e determinò
la rottura dell'unità socialista internazionale.
Un tentativo di ricomposizione si ebbe col Congresso di Erfurt
(1891) e con la costituzione della seconda internazionale,
fondata nel 1889 in occasione del primo centenario della Rivoluzione
francese. Nel programma stilato da Kautsky la socialdemocrazia avrebbe
dovuto mantenere viva, ma sullo sfondo, come un obiettivo di lungo
periodo, l'ipotesi rivoluzionaria di Marx, e impegnarsi a realizzare
nel breve-medio termine le riforme necessarie a legittimare pienamente
le rivendicazioni operaie, soprattutto restituendo al Parlamento il
potere negato loro dai governi autoritari di Bismarck e Crispi.
Successivamente, nel corso della Seconda internazionale,emersero
posizioni revisioniste, come quella di Bernstein,
che confutò l'analisi di Marx e prospettò l'abbandono
necessario dell'ipotesi rivoluzionaria.
Nel frattempo i partiti socialisti nacquero un po' ovunque, (società
fabiana e Labour Party-1906- in Inghilterra,
partito socialdemocratico in Russia-1898,
PARTITO SOCIALISTA IN ITALIA -1892), ma il
programma politico non sarà mai unitario, poichè ormai
a livello internazionale si erano radicate due visioni e progetti
chiaramente distinti e contrapposti: quello dei rivoluzionari
anche detti massimalisti, minoritario in questa fase,
e quello dei riformisti o socialdemocratici
che cercherà di rappresentare le nuove esigenze della società
di massa.
LA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA: LA RERUM NOVARUM
L'irrompere della questione sociale non poteva lasciare indifferente
la Chiesa, che era rimasta per lunghi anni
fissa su posizioni intransigenti illiberali (Syllabus
1864) e antidemocratiche (Non expedit 1874).
La svolta si ebbe sul finire del secolo, sotto il pontificato
di Leone XIII. Questi pubblicò nel 1891 l'enciclica
Rerum Novarum in cui, pur condannando le
dottrine socialiste per il loro orientamento ateo e materialista e
per l'avversione alla proprietà privata, considerata un diritto
naturale,-d'altra parte attaccava il liberismo sfrenato e la riduzione
del lavoro umano a merce, sottoposta alle leggi del mercato. Sosteneva
inoltre le rivendicazioni operaie a una giusta mercede e invitava
lo stato a intervenire in favore dei ceti meno abbienti.
L'importanza storica della Rerum Novarum è grande,
poichè segna un passo decisivo verso il superamento del Non
Expedit e verso l'ingresso dei cattolici nella vita politica.